Viterbo e Tuscia termale — Bullicame, Bagnaccio, Piscine Carletti

La risorsa termale principale è gratuita e aperta a tutti: qui non si vende l'acqua, si vendono l'orario, la doccia calda e i venti minuti di strada in meno.

Terme e benessereLazio

Viterbo è il caso in cui l’attrattore che porta il cliente non è vendibile. Le pozze libere del Bullicame, del Bagnaccio e delle Piscine Carletti sono aree pubbliche ad accesso gratuito, regolamentate dal Comune negli orari e nei comportamenti ma senza biglietto d’ingresso. L’albergo non può monetizzare la risorsa: può monetizzare soltanto ciò che sta intorno, cioè la prossimità, l’orario e il comfort. Da questo discende un prodotto fatto di cose che altrove sono accessori e qui sono il prodotto: colazione all’alba per il bagno prima dell’apertura del traffico, deposito bagagli, doccia calda dopo il rientro, uscita posticipata, trasferimento. Sopra si sovrappongono due domande diverse: quella dello stabilimento termale a pagamento della città, che ha un compset e un cliente separati, e quella culturale del centro storico medievale e del quartiere San Pellegrino, che porta soggiorni brevi. La stagionalità è rovesciata rispetto alla logica balneare: i mesi freddi sono l’alta stagione della risorsa libera.

Come si comporta l’anno

  • Novembre–febbraio L’alta stagione vera del prodotto termale libero. La differenza fra l’acqua calda e l’aria fredda è il motivo del viaggio, e i fine settimana da Roma e dall’alta Tuscia si riempiono. È il periodo in cui si difende il prezzo del sabato e in cui l’uscita posticipata si vende senza obiezioni, perché nessuno vuole tornare bagnato e uscire alle dieci.
  • Marzo–aprile La domanda termale resta buona e si somma quella culturale, che riparte con le giornate lunghe e con le gite scolastiche e di gruppo. È il momento con il mix migliore e con la maggiore capacità di riempire anche l’infrasettimanale.
  • Maggio–giugno Il termale libero si attenua, la domanda si sposta sul centro storico, sui giardini storici della provincia e sul passaggio verso il lago. I soggiorni si accorciano e la struttura della domanda cambia: meno due notti di benessere, più una notte di passaggio.
  • Luglio–agosto Il periodo più debole per la risorsa gratuita, che con il caldo perde la ragione d’essere, e insieme il periodo in cui una parte della domanda urbana si sposta al mare. Restano il transito, i gruppi e il lavoro. Va prezzato come bassa stagione anche se il calendario dice il contrario, ed è il momento giusto per manutenzione e chiusure tecniche.
  • 3 settembre Il trasporto della Macchina di Santa Rosa, che si tiene ogni anno in questa data. È l’unica notte dell’anno in cui la città è satura e in cui la domanda supera largamente la capacità: va gestita come una data a sé, con durata minima, prepagamento e politica di cancellazione propria, e va aperta alla vendita con largo anticipo rispetto al resto di settembre.
  • Settembre–ottobre Ripartenza del termale libero con clima ancora favorevole e domanda culturale ancora attiva. Le settimane migliori dell’autunno hanno un profilo simile a quello di marzo e vanno prezzate allo stesso modo, non come una coda dell’estate.

Chi prenota, quando, per quante notti

La clientela principale è di prossimità: Roma soprattutto, poi il resto del Lazio, l’Umbria meridionale e la Toscana costiera. Arriva in auto, in coppia o in piccolo gruppo di amici, e compra una o due notti attorno a un fine settimana. La finestra di prenotazione è cortissima — pochi giorni, spesso decisa sul meteo del giovedì — e il canale è quasi interamente online, con una quota di prenotazioni telefoniche dell’ultimo minuto. È una domanda che non pianifica e che si conquista con la disponibilità, non con l’anticipo.

La seconda clientela è quella dello stabilimento termale a pagamento, che ha comportamenti opposti: prenota con settimane di anticipo, resta più a lungo, ha un’età media più alta e cerca il pacchetto con trattamento incluso. È un cliente che non guarda le pozze libere e che va nel compset di chi vende benessere strutturato, non prossimità. Molte strutture della città competono contemporaneamente su questi due mercati con un listino solo, ed è la ragione per cui il loro fine settimana funziona e il loro infrasettimanale no.

La terza è culturale e di passaggio: il centro storico medievale, il quartiere San Pellegrino, il patrimonio della Tuscia, i giardini e le necropoli della provincia. Porta una notte sola, spesso infrasettimanale, con clientela anche straniera e finestra di prenotazione più lunga. Vale poco per notte ma riempie i giorni che la domanda termale non tocca, e ha bisogno di informazioni e orari che non c’entrano nulla con il bagno all’alba.

Che cosa vendi davvero

Si vendono l’orario e la logistica attorno a un bene gratuito. Nella pratica significa quattro cose concrete: la possibilità di uscire di casa prima dell’alba con qualcosa di caldo già pronto, il posto dove lasciare le valigie prima e dopo, la doccia calda e lo spazio per asciugare l’attrezzatura al rientro, e l’uscita posticipata che permette di fare il bagno la domenica mattina e partire nel pomeriggio. Nessuna di queste voci è una camera migliore, e tutte e quattro sono vendibili separatamente.

Il premio di posizione si misura in minuti d’auto dalle pozze e in facilità di parcheggio all’arrivo, non in vista o in centralità. Una struttura fuori porta, con parcheggio proprio e a otto minuti dal Bullicame, ha un vantaggio reale su una struttura più bella nel centro storico, dove la sosta è difficile e l’accesso in auto è regolato. La stessa struttura fuori porta perde però la domanda culturale, che vuole camminare. Sono due prodotti e vanno prezzati con due logiche.

Il prezzo si fa per camera e per notte, perché la clientela di prossimità compra così, con un’eccezione: le date sature. Il 3 settembre non è una notte, è un evento, e va venduto con durata minima e condizioni proprie. Le voci accessorie — uscita posticipata, uso della camera in giornata per chi non pernotta, colazione anticipata, trasferimento — sono la parte del ricavo su cui si può davvero costruire, perché hanno un costo variabile basso e rispondono a un bisogno che nella destinazione esiste per tutti e che quasi nessuno soddisfa.

I vincoli che non puoi ignorare

Il primo è che la risorsa è pubblica e non controllabile. Le aree termali libere del Comune sono disciplinate da un regolamento che riguarda orari, accesso e comportamento, e possono essere chiuse o limitate per motivi di manutenzione, sicurezza o ordine pubblico. Un albergo che ha costruito la propria comunicazione sulla promessa dell’acqua gratuita è esposto a una decisione che non prende lui e che può arrivare in qualunque momento: la promessa va formulata su ciò che la struttura controlla, cioè il servizio, non sulla disponibilità della pozza.

Il secondo è il carico sulla risorsa. Nei fine settimana invernali le pozze libere sono affollate, e l’affollamento è la prima causa di recensione negativa in una destinazione dove ciò che delude non è di proprietà dell’albergo. La leva che funziona è spostare gli orari degli ospiti fuori dai picchi — prima dell’alba, in tarda mattinata infrasettimanale — e per farlo serve che colazione e reception siano organizzate di conseguenza.

Il terzo è la data del 3 settembre. È una data fissa, ricorrente ogni anno, e produce una notte in cui la città è piena e le due o tre notti intorno sono forti. Chi apre la vendita di settembre con una tariffa di periodo regala quella notte; chi la tratta separatamente, con anticipo, condizioni rigide e comunicazione dedicata, la vende a un valore che nel resto dell’anno non si ripresenta.

Il quarto è la convivenza di due mercati con un solo listino. Il cliente del bagno libero e quello dello stabilimento a pagamento non si somigliano in nulla: finestra, durata, età, aspettativa e sensibilità al prezzo sono diverse. Vendere a entrambi con la stessa scheda e la stessa tariffa significa risultare caro all’uno e generico all’altro.

Le leve che funzionano qui, e quelle che no

Funziona

  • Costruire e prezzare un pacchetto di servizi attorno al bagno libero: colazione anticipata, uscita posticipata, deposito, doccia e asciugatura. Ha costo variabile basso, risponde a un bisogno che tutti gli ospiti hanno e non dipende dal possesso della risorsa.
  • Vendere l’uso della camera in giornata a chi viene per il bagno e non pernotta. È capacità già disponibile nelle ore centrali, che oggi resta invenduta, e intercetta una domanda che nella destinazione arriva comunque.
  • Prezzare l’inverno come alta stagione e l’estate come bassa. È l’inverso del calendario tariffario di quasi tutto il resto del Lazio, e la struttura che non lo fa lascia margine sul tavolo da novembre a febbraio e resta cara da giugno ad agosto.
  • Isolare il 3 settembre e le notti adiacenti come blocco a condizioni proprie, aperto alla vendita con largo anticipo. Una data fissa e satura è l’unico caso in cui in questa destinazione la rigidità paga.

Non funziona

  • Comunicare l’acqua gratuita come se fosse un servizio dell’albergo. Genera un’aspettativa su un bene pubblico affollato e non controllabile, e ogni delusione ricade sulla struttura che l’ha promessa.
  • Applicare durate minime nei fine settimana invernali ordinari. Il cliente di prossimità decide a pochi giorni e compra una o due notti: il minimo di due notti su un sabato isolato lascia la camera vuota invece di riempirla.
  • Competere con lo stabilimento a pagamento sul suo terreno, costruendo pacchetti benessere con trattamenti che la struttura non ha. Il cliente confronta ciò che è confrontabile, e in quel confronto la struttura senza impianto perde sempre.
  • Guardare il RevPAR — il ricavo per camera disponibile — senza scomporre i giorni. Con un prodotto che vive di sabato invernale, la media settimanale dice poco: due strutture con lo stesso RevPAR possono avere un sabato pieno e un mercoledì vuoto oppure il contrario, e le azioni da fare sono opposte.

Un conto su una struttura di riferimento

Struttura di riferimento

Struttura di 24 camere alle porte di Viterbo, a pochi minuti dalle pozze libere, aperta tutto l’anno, prezzo per camera con colazione. Nei cinque mesi freddi da novembre a marzo si contano 22 fine settimana, cioè 22 × 2 × 24 = 1.056 camere-notte di venerdì e sabato. Tariffa media di quelle notti 96 €, costo variabile per camera occupata 22 €. La domanda: quanto vale costruire e vendere i servizi che ruotano attorno a una risorsa che l’albergo non possiede.

Uscita posticipata alle 14, venduta a 25 € sul 40% delle camere-notte di fine settimana
1.056 × 0,40 = 422,4 unità → 422,4 × 25 = 10.560 €
Costo del riassetto tardivo, 0,4 ore a camera a 18 € l’ora
422,4 × 7,20 = 3.041,28 €
Margine dell’uscita posticipata
10.560 − 3.041,28 = 7.518,72 €
Uso in giornata della camera, 6 al giorno nei 44 giorni di fine settimana, a 45 €
264 × 45 = 11.880 €
Costo variabile dell’uso in giornata, 14 € a camera
264 × 14 = 3.696 €
Margine dell’uso in giornata
11.880 − 3.696 = 8.184 €
Margine complessivo dei due servizi
7.518,72 + 8.184 = 15.702,72 €
Margine di una camera-notte ordinaria di fine settimana
96 − 22 = 74 €
Camere-notte equivalenti
15.702,72 ÷ 74 = 212,2
Quota della capacità di fine settimana invernale che equivalgono
212,2 ÷ 1.056 = 20,1%
Costo di anticipare la colazione alle 6:30 nei 44 giorni, un’ora di personale in più a 18 €
44 × 18 = 792 €, coperto da 32 uscite posticipate

Due servizi che non richiedono una camera in più producono quindicimilasettecento euro di margine, cioè l’equivalente di riempire un quinto in più della capacità dei fine settimana invernali. È la risposta operativa al problema strutturale della destinazione: se la risorsa che porta il cliente è gratuita, il ricavo va costruito sull’orario e sul comfort, che sono le uniche due cose che l’albergo controlla davvero. Il costo di aprire la colazione un’ora prima — il servizio che permette il bagno all’alba, cioè quello che i clienti chiedono di più — si copre con trentadue uscite posticipate vendute, meno di due per fine settimana. Il conto va rifatto con la propria tariffa invernale e i propri costi orari con i calcolatori; RevPAR, margine di contribuzione e ricavo accessorio sono definiti nel glossario.

Il cruscotto minimo per questa destinazione

  • Ricavo accessorio per camera occupata — è l’indicatore centrale e non un contorno, perché in una destinazione con la risorsa gratuita il differenziale fra strutture si costruisce quasi interamente qui.
  • Occupazione separata per giorno della settimana, nei mesi freddi — con una domanda concentrata su venerdì e sabato invernali, la media mensile nasconde il problema vero, che è l’infrasettimanale di gennaio.
  • Finestra media di prenotazione dei fine settimana invernali — se si accorcia sotto i pochi giorni abituali, significa che la struttura sta perdendo posizione e viene scelta solo come ripiego; se si allunga, si può irrigidire il prezzo.
  • Ricavo della notte del 3 settembre e delle due adiacenti, misurato a parte — è una data fissa che va tolta dalle medie di settembre, altrimenti gonfia il mese e maschera la debolezza delle notti ordinarie.
  • Quota di clientela termale libera contro clientela dello stabilimento a pagamento — dice in quale dei due compset si sta effettivamente competendo, e quindi con chi confrontare il prezzo.
  • Vendite dell’uscita posticipata e dell’uso in giornata, per fine settimana — vanno misurate una data alla volta, perché dipendono dal comportamento della reception più che dalla domanda.
  • Rapporto fra tariffa media invernale e tariffa media estiva — se non è maggiore di uno, la struttura sta ancora prezzando con un calendario che in questa destinazione è rovesciato.

Gli errori che si vedono più spesso

Il primo è vendere l’acqua invece del servizio. La comunicazione che promette le pozze libere come se fossero un’estensione dell’albergo produce ospiti che arrivano con un’aspettativa che l’albergo non può garantire: possono trovarle affollate, fredde, chiuse per manutenzione o soggette a limitazioni comunali. La correzione è spostare la promessa su ciò che la struttura controlla — orari, trasporto, doccia calda, deposito — e trattare la risorsa come un dato del territorio.

Il secondo è il calendario tariffario copiato dal resto della regione. Qui l’alta stagione è l’inverno, e chi applica il listino estivo standard sbaglia due volte: sotto prezza le notti di gennaio, che sono le più richieste, e resta fuori mercato in luglio, quando la ragione del viaggio non c’è. Il calendario va costruito sul comportamento della risorsa, non sulle vacanze scolastiche.

Il terzo è trattare il 3 settembre come una notte qualsiasi di settembre. Una data fissa, ricorrente e satura richiede apertura anticipata delle vendite, durata minima, condizioni di cancellazione più rigide e un prezzo che non appartiene alla curva del mese. Chi la lascia dentro la tariffa di periodo la vende mesi prima al prezzo sbagliato.

Il quarto è servire due mercati con una scheda sola. La coppia che viene per la pozza all’alba e la persona che viene per un ciclo di trattamenti a pagamento leggono la stessa pagina e nessuna delle due si riconosce. Servono due descrizioni, due tariffe e due modi di rispondere al telefono, ed è meno costoso di quanto sembri perché la struttura è la stessa: cambia solo che cosa si mette in prima riga. La gestione di due domande sovrapposte nella stessa struttura è trattata nei volumi.

Domande frequenti

Se l’acqua è gratuita, su che cosa si costruisce il prezzo della camera?

Sulla distanza e sull’orario. La clientela che viene per le pozze libere fa un percorso preciso: arriva il venerdì sera, va all’acqua molto presto la mattina, rientra bagnata, riparte nel pomeriggio della domenica. Ogni attrito in quel percorso ha un valore misurabile, e ogni attrito rimosso è vendibile. Una struttura a otto minuti dal Bullicame che apre la colazione alle sei e mezza, deposita le valigie, ha una doccia calda disponibile fino a tardi e consente l’uscita alle due del pomeriggio sta vendendo un prodotto diverso da quella a venti minuti che apre alle otto, anche a parità di camera. Il prezzo si costruisce lì, non sull’acqua.

Conviene fare accordi con lo stabilimento termale a pagamento?

Conviene se si è deciso di competere in quel mercato, e quel mercato è un altro. Il cliente dello stabilimento prenota con più anticipo, resta più notti, ha aspettative diverse su ristorazione e servizio e confronta la struttura con chi ha un impianto proprio. Un accordo che dia ingressi a condizioni chiare e trasferimento organizzato permette di entrare in quel compset con un investimento contenuto, ma va poi sostenuto con una scheda, un listino e una gestione del portafoglio separati da quelli della clientela del fine settimana invernale. Farlo a metà — un accordo generico comunicato in fondo alla pagina — non sposta nulla.

Come si gestisce l’affollamento delle pozze nei fine settimana?

Spostando gli orari degli ospiti invece di subirli. Le fasce meno affollate sono le prime ore del mattino e la tarda mattinata dei giorni feriali, e l’albergo può indirizzare l’ospite lì solo se la sua organizzazione lo consente: colazione anticipata, informazione data all’arrivo e non lasciata al caso, uscita posticipata che rende conveniente il bagno della domenica mattina invece di quello del sabato pomeriggio. La conseguenza commerciale è che diventa vendibile anche l’infrasettimanale invernale, che è la parte di calendario oggi più debole e in cui la risorsa dà il meglio.

Stessa meccanica, altre destinazioni

Soggiorni lunghi, reparti che vendono capacità propria, stagionalità piatta: si ottimizza il tempo, non solo la camera.

Strumenti citati in questa pagina

  • I sette calcolatori — occupazione di pareggio, costo di canale, prezzo minimo, sconti, gruppi, overbooking
  • Il glossario — ogni termine usato qui ha una pagina con definizione, formula ed esempio
  • I cinque volumi — il metodo per esteso, con i conti svolti