Pré — Saint — Didier

Qui non si vende la notte ma il pacchetto con l'ingresso alle terme: e uno sconto del quindici per cento sul pacchetto ne brucia oltre un quarto del margine.

Terme e benessereValle d'Aosta

Pré-Saint-Didier è termalismo di benessere, non sanitario: nessuna prescrizione, nessun ciclo, nessuna convenzione. Il generatore di domanda è uno stabilimento privato a ingresso giornaliero che lavora con calendario continuativo lungo tutto l’anno, e questo produce la caratteristica che distingue la località da qualunque altra della valle: una curva che resta viva in novembre, in aprile e in tarda primavera, cioè nelle settimane in cui la Valle d’Aosta è in gran parte chiusa perché gli impianti sono fermi e la montagna estiva non è ancora praticabile. Da qui discende il modello di vendita. L’albergo non possiede l’acqua e non la può rivendere come propria: acquista ingressi a tariffa convenzionata e vende un pacchetto di una o due notti che li contiene. Il vincolo che comanda tutto il resto è che dentro quel pacchetto una parte del prezzo è un costo incomprimibile, e quindi ogni sconto colpisce il margine molto più di quanto colpisca il prezzo.

Come si comporta l’anno

  • Dicembre–marzo Alta stagione invernale trainata dalla vicinanza a Courmayeur. Arrivano due domande sovrapposte: chi scia e cerca una sistemazione a un livello di prezzo più basso di quello della località a monte, e chi non scia affatto e viene per la giornata alle terme. Le festività e i fine settimana lunghi sono le date da proteggere con una durata minima di soggiorno.
  • Aprile Chiusura degli impianti da sci e vuoto quasi totale nel resto della valle. Qui la domanda non sparisce, perché l’attrattore continua a funzionare: sono settimane vendibili a chi cerca montagna senza neve e senza folla, ed è il primo dei due periodi in cui la destinazione ha un vantaggio che le altre non hanno.
  • Maggio–giugno Tarda primavera, ponti e fine settimana. Il compset locale si assottiglia perché molte strutture della valle restano chiuse fino all’estate, e chi resta aperto trova meno concorrenti a parità di clienti. Il prodotto vendibile è il fine settimana breve di prossimità, non la vacanza.
  • Luglio–agosto Estate di montagna. La composizione cambia: arrivano escursionisti e famiglie diretti verso il massiccio del Monte Bianco, la durata media si allunga e le terme diventano il completamento serale di una giornata passata altrove. È l’unico periodo in cui l’albergo vende davvero anche il territorio.
  • Settembre–ottobre Autunno di buona qualità, con clima favorevole e domanda di prossimità dal Piemonte e dalla Lombardia. L’infrasettimanale tiene meglio che in altre stagioni, e la durata resta corta. È il momento giusto per lavorare sui trattamenti e sugli accessori, perché il cliente ha tempo.
  • Novembre Il mese che nel resto della valle non esiste e qui funziona. Nessuna concorrenza di calendario, nessun evento, un attrattore aperto: sono settimane che rendono se si decide di venderle come stagione anziché archiviarle come coda. Chi le usa per la manutenzione deve saperlo, e farlo per scelta.

Chi prenota, quando, per quante notti

La domanda principale è di prossimità e arriva in automobile: coppie e piccoli gruppi di amici da Torino, Milano, Genova e dal nord-ovest in genere, con due o tre ore di percorrenza. Prenota con finestra corta, spesso fra i cinque e i quindici giorni, e resta una o due notti. Si concentra su fine settimana, ponti e festività, e decide sulla base di due elementi: la disponibilità di un ingresso alle terme nella fascia desiderata e il prezzo complessivo della cosa, non della camera.

D’inverno si aggiunge una domanda di natura diversa: chi ha come obiettivo la neve e sceglie il fondovalle per una questione di costo. È una clientela che dorme qui e spende altrove, con durata più lunga ma con minore consumo interno, e va valutata sapendo che il suo confronto è con le tariffe della località a monte e non con quelle di un albergo termale. D’estate arriva invece l’escursionista, con soggiorni di tre o quattro notti e con abitudini di consumo più regolari.

Il canale è misto e cambia con la stagione: nelle punte invernali e sui ponti pesano molto le piattaforme online, mentre nelle spalle il canale diretto recupera terreno, perché il cliente cerca il pacchetto e il pacchetto lo costruisce l’albergo. Questa è un’informazione commerciale importante: le settimane a minore concorrenza sono anche quelle in cui la vendita diretta funziona meglio, e quindi quelle in cui il margine per notte è più alto due volte.

Che cosa vendi davvero

Si vende un pacchetto a camera che contiene una o due notti e gli ingressi allo stabilimento. Il pernottamento da solo, in questa destinazione, non è il prodotto: è la parte che l’ospite considera accessoria rispetto alla ragione del viaggio, e venderlo nudo significa entrare in un confronto di prezzo con qualunque alloggio del fondovalle su un attributo che al cliente interessa poco.

Il prodotto vero è la sequenza della giornata. L’arrivo nel primo pomeriggio, l’ingresso alle terme nella fascia in cui l’impianto è meno affollato, il rientro, la cena, la notte, l’eventuale seconda entrata al mattino successivo. Un albergo che organizza questa sequenza — con l’ingresso già acquistato e la fascia già fissata, con la cena a un orario compatibile, con un percorso breve e riparato — vende una cosa che l’ospite non riesce a comporre da solo, e la vende con un margine superiore.

Il premio di posizione è la distanza a piedi dallo stabilimento e il parcheggio. Poter uscire e rientrare senza rimettersi in auto vale, in tariffa, più di qualunque caratteristica della camera. Sopra il pacchetto base si costruiscono gli aumenti di valore: il percorso riservato, i trattamenti, la cena inclusa. Sono voci acquistate a tariffa convenzionata e rivendute, quindi con un margine unitario preciso e calcolabile, ed è lì che si trova la crescita di ricavo che il listino delle camere da solo non consente.

I vincoli che non puoi ignorare

Il primo è che l’attrattore è privato e non è dell’albergo. Lo stabilimento termale di Pré-Saint-Didier lavora con un calendario continuativo che copre l’intero anno, ed è questo a rendere possibile una stagione lunga in una valle a stagione corta. Ma il suo listino, la sua capacità e la sua politica di ingressi sono decisi altrove: l’albergo compra a condizioni convenzionate e rivende, e ha nel proprio conto economico un costo che non può comprimere.

Il secondo è la capacità dell’impianto nelle giornate di punta. Nei fine settimana invernali e nei ponti gli ingressi disponibili non sono infiniti, e vendere un pacchetto senza avere verificato la disponibilità nella fascia promessa espone a un disservizio che riguarda proprio la ragione del viaggio. La prenotazione degli ingressi va fatta prima della conferma della camera, non dopo.

Il terzo è il posizionamento rispetto alla località a monte. Una parte della domanda invernale sceglie il fondovalle per il prezzo, e questo mette un tetto alla tariffa: si può salire fino a un certo punto, oltre il quale il cliente torna a considerare Courmayeur. Non è un limite eliminabile con la comunicazione, ed è la ragione per cui la crescita del ricavo qui passa dai contenuti del pacchetto e non dall’aumento della tariffa notte.

Il quarto è logistico e operativo. Si è in fondovalle su una direttrice trafficata, con sabati invernali congestionati dal cambio settimanale della località sciistica, e in un mercato del lavoro di valle dove il personale stagionale è scarso e l’alloggio del personale è un costo reale. Vanno inoltre verificate le imposte di soggiorno comunali, che in Valle d’Aosta variano da comune a comune.

Le leve che funzionano qui, e quelle che no

Funziona

  • Vendere sempre e solo il pacchetto con l’ingresso incluso e la fascia oraria già fissata. È ciò per cui il cliente è venuto, rende la struttura non confrontabile con gli alloggi che vendono il pernottamento e sposta il confronto dal prezzo della camera al valore della giornata.
  • Costruire aumenti di valore su voci acquistate a tariffa convenzionata: percorso riservato, trattamenti, cena. Hanno un margine unitario noto e si vendono a un cliente già in casa, con un costo di acquisizione pari a zero.
  • Vendere aprile, maggio e novembre come stagione, con una comunicazione che dica esplicitamente che l’attrattore è aperto. Sono le settimane in cui gran parte della valle è chiusa: il vantaggio esiste solo se qualcuno lo racconta.
  • Imporre una durata minima sulle festività e sui ponti invece di alzare soltanto la tariffa. Con soggiorni tipici di una notte, il ricavo che si perde su una data forte è quello della seconda notte, non quello di un ritocco di prezzo.

Non funziona

  • Scontare il pacchetto. Dentro c’è un costo di acquisto degli ingressi che non si riduce: uno sconto sul prezzo si scarica per intero sul margine, e ne toglie una quota molto maggiore di quella che toglie al listino.
  • Vendere la notte nuda a chi arriva per le terme. Si consegna al cliente il compito di procurarsi l’ingresso, si perde il margine sulla rivendita e si accetta un confronto di prezzo con qualunque alloggio del fondovalle.
  • Competere con la località sciistica a monte sul prodotto neve. È un confronto che si perde, e che porta a costruire un’offerta invernale identica a quella di tutti gli altri proprio nella destinazione che avrebbe un argomento diverso.
  • Confermare pacchetti senza verificare la disponibilità degli ingressi nelle giornate di punta. È l’unico disservizio che il cliente non perdona, perché riguarda la ragione per cui ha prenotato.

Un conto su una struttura di riferimento

Struttura di riferimento

Albergo di 24 camere a Pré-Saint-Didier, aperto 355 giorni, occupazione media 58 per cento, prezzo per camera. Il pacchetto tipo comprende una notte in camera doppia e due ingressi allo stabilimento, venduto a 268 €. L’ingresso ha un listino pubblico di 62 € a persona e viene acquistato dall’albergo a 44 €. Il costo variabile della camera è di 24 €. Il 65 per cento delle notti si vende in pacchetto. Su queste, il 18 per cento acquista in aggiunta un percorso riservato, venduto a 130 € a coppia e acquistato a 92 €. La domanda: quanto vale la pacchettizzazione rispetto alla vendita della sola camera, e che cosa succede al margine se si sconta il pacchetto del 15 per cento.

Camere-notte vendute in un anno
24 × 355 × 0,58 = 4.941,6
Costo degli ingressi in un pacchetto
44 × 2 = 88 €
Costo totale del pacchetto
88 + 24 = 112 €
Margine del pacchetto
268 − 112 = 156 €
Valore degli ingressi a listino pubblico
62 × 2 = 124 €; la camera nel pacchetto vale quindi 268 − 124 = 144 €
Margine della sola camera venduta a 144 €
144 − 24 = 120 €
Vantaggio del pacchetto per camera-notte
156 − 120 = 36 €
Camere-notte vendute in pacchetto
4.941,6 × 0,65 = 3.212,04
Vantaggio annuo della pacchettizzazione
3.212,04 × 36 = 115.633,44 €
Margine unitario del percorso riservato
130 − 92 = 38 €
Margine annuo dell’aggiunta
3.212,04 × 0,18 × 38 = 21.970,35 €
Totale generato da pacchetto e aggiunta
115.633,44 + 21.970,35 = 137.603,79 €
Pacchetto scontato del 15%
268 × 0,85 = 227,80 €; margine 227,80 − 112 = 115,80 €
Perdita di margine dovuta allo sconto
(156 − 115,80) ÷ 156 = 25,8%

La pacchettizzazione vale su questa struttura quasi centotrentottomila euro l’anno, e la parte più redditizia in proporzione è l’aggiunta venduta a chi è già in casa: trentotto euro di margine per una vendita che non costa nulla acquisire. L’ultimo rigo è però quello da appendere in ufficio: uno sconto del quindici per cento sul pacchetto ne cancella il venticinque virgola otto per cento del margine, perché ottantotto euro dei centododici di costo sono ingressi che si pagano comunque. In un prodotto composto, la percentuale di sconto e la percentuale di margine perso non coincidono mai, e la distanza fra le due cresce con il peso del costo incomprimibile. La leva promozionale corretta qui non è togliere prezzo ma aggiungere contenuto acquistato a condizioni convenzionate. Il conto si rifà con i propri costi di acquisto e la propria quota di pacchetti con i calcolatori; il rapporto fra sconto e margine di contribuzione è spiegato nel glossario.

Il cruscotto minimo per questa destinazione

  • Quota di camere-notte vendute in pacchetto — è la misura di quanto la struttura sta vendendo il proprio prodotto invece di un pernottamento generico. Se scende, il ricavo per camera scende dietro di lei anche a occupazione invariata.
  • Margine per camera-notte, distinto fra pacchetto e camera sola — la tariffa media qui inganna, perché il pacchetto contiene un costo di acquisto elevato. Due strutture con la stessa tariffa media possono avere margini molto diversi.
  • Costo di acquisto degli ingressi per camera-notte — è la seconda voce di costo variabile dopo il personale ed è quella che rende pericoloso ogni sconto. Va monitorata come si monitorerebbe il costo di una materia prima.
  • Tasso di adozione delle aggiunte — percorsi riservati, trattamenti, cena. È la leva di crescita del ricavo che non passa dalla tariffa, e in una destinazione con un tetto di prezzo imposto dal confronto con la località a monte è la sola disponibile.
  • Occupazione di aprile, maggio e novembre misurata separatamente — è il vantaggio competitivo della destinazione ed è invisibile dentro una media annua. Se quelle settimane non salgono, il vantaggio esiste sulla carta e non nel conto economico.
  • Durata media e quota di soggiorni da una notte sola — con una clientela di prossimità che parte il sabato e torna la domenica, la seconda notte è la variabile su cui si può agire con le durate minime nelle date forti.
  • Ritmo di raccolta a dieci giorni — la finestra di prenotazione è corta e la lettura utile è ravvicinata: a trenta giorni il dato di questa destinazione non contiene ancora informazione.

Gli errori che si vedono più spesso

Il primo è scontare il pacchetto come se fosse una camera. In un prodotto che contiene un costo di acquisto pari a tre quarti del costo variabile totale, la percentuale di sconto e la percentuale di margine perso divergono in modo brusco: un quindici per cento sul prezzo diventa oltre un quarto sul margine. Chi vuole essere competitivo su una data debole deve aggiungere un contenuto, non togliere prezzo.

Il secondo è vendere la notte nuda. È la scelta più comune fra le strutture che non hanno costruito un accordo con lo stabilimento, e ha due effetti: rinuncia al margine sulla rivendita degli ingressi e mette la struttura in confronto con tutti gli alloggi del fondovalle su un solo attributo. In una destinazione dove l’ospite viene per una cosa sola, non vendere quella cosa è una rinuncia deliberata.

Il terzo è trattare novembre e aprile come mesi morti. Sono i due periodi in cui questa località ha un vantaggio strutturale rispetto a tutta la valle, perché l’attrattore continua a funzionare mentre gli impianti sono fermi. Il vantaggio non si realizza da solo: richiede che le vendite siano aperte, che la comunicazione dica esplicitamente che c’è qualcosa da fare, e che i costi dell’apertura siano stati calcolati contro il margine atteso.

Il quarto è confermare senza verificare. Il pacchetto promette un ingresso in una fascia oraria, e nelle giornate di punta quella fascia può essere esaurita. Vendere prima e verificare dopo trasferisce all’ospite un rischio che riguarda la ragione del suo viaggio, e produce il tipo di recensione che erode proprio l’argomento su cui si è costruito il premio di prezzo. La costruzione di prodotti composti con fornitori terzi e la loro tariffazione sono trattate nei volumi.

Domande frequenti

Conviene includere l’ingresso nel prezzo o venderlo a parte?

Includerlo, per tre ragioni misurabili. La prima è che rende la tariffa non confrontabile con quella degli alloggi che vendono il solo pernottamento, e quindi toglie la struttura da un confronto che perderebbe. La seconda è che il margine sulla rivendita resta all’albergo invece che restare al cliente sotto forma di un acquisto fatto per conto proprio. La terza è che permette di fissare la fascia oraria in anticipo, che è il servizio vero. Venderlo a parte ha senso solo come opzione per chi prenota una seconda entrata o per chi arriva con un accompagnatore che non entra: in quel caso serve una tariffa esposta, non un pacchetto.

Come ci si posiziona rispetto alla località sciistica a monte?

Non sul prodotto neve, che è il suo, ma sul fatto di avere un attrattore proprio che funziona anche quando la neve non c’è. D’inverno una parte della domanda sceglie il fondovalle per motivi di prezzo, e va accettata per quello che è, con la consapevolezza che ha un tetto di tariffa e un consumo interno basso. Il posizionamento che regge nel tempo si costruisce invece negli altri otto mesi, quando la località a monte ha poco da vendere e questa destinazione ha ancora la sua ragione di esistere: è lì che si formano la clientela di ritorno e la reputazione che poi sostengono anche le tariffe invernali.

Conviene restare aperti in novembre e in aprile?

Nella maggior parte dei casi sì, ed è la differenza principale con il resto della valle. Il conto da fare è semplice e va fatto sui propri numeri: margine di contribuzione atteso di quelle settimane contro i costi che si accendono tenendo aperto, cioè riscaldamento, organico minimo e cucina. Il termine di confronto non è l’occupazione di agosto o di febbraio, che non si raggiungerà, ma il costo dell’apertura: qualunque occupazione che generi un margine superiore a quel costo giustifica la scelta. Va tenuto presente il rovescio: se si sceglie di chiudere per manutenzione, va fatto sapendo che si rinuncia proprio alle settimane in cui la concorrenza è più debole.

Stessa meccanica, altre destinazioni

Soggiorni lunghi, reparti che vendono capacità propria, stagionalità piatta: si ottimizza il tempo, non solo la camera.

Strumenti citati in questa pagina

  • I sette calcolatori — occupazione di pareggio, costo di canale, prezzo minimo, sconti, gruppi, overbooking
  • Il glossario — ogni termine usato qui ha una pagina con definizione, formula ed esempio
  • I cinque volumi — il metodo per esteso, con i conti svolti