Monterosa Ski — Champoluc / Ayas e Gressoney
Gli impianti collegano le tre valli, le strade no: il cliente sceglie la valle prima dell'albergo, e il tuo insieme di concorrenti finisce dove finisce la strada di risalita.
Montagna d'invernoValle d'Aosta
Il Monterosa Ski è un comprensorio solo per chi scia. Per chi dorme è tre destinazioni separate. Gli impianti collegano Ayas, Gressoney e il versante di Alagna in quota, ma a valle ogni vallone ha la sua strada senza uscita: per passare da una all’altra si scende sul fondovalle e si risale dalla parte opposta, decine di chilometri. La conseguenza commerciale viene ignorata quasi sempre: il cliente sceglie la valle prima di scegliere la struttura, quindi il tuo insieme di concorrenti non è il comprensorio, è la strada su cui stai. Sopra questo vincolo se ne è aggiunto un secondo: il gestore degli impianti applica una tariffazione dinamica allo skipass, quindi il costo della giornata sciistica non è più una costante della stagione. È una variabile che si muove per data, e si muove nella stessa direzione della tua.
Come si comporta l’anno
- Fine novembre-metà dicembre Apertura progressiva e domanda quasi assente. Sono le settimane da vendere a gruppi tecnici e scuole di sci: pagano poco ma occupano notti che altrimenti non esistono. Il prezzo pubblico non lavora, perché non c’è nessuno che lo guardi.
- Natale-Epifania Due settimane piene di domanda italiana familiare, soggiorni di sei o sette notti, prenotazione da settembre-ottobre. È l’unico blocco dell’anno in cui vendi una settimana intera allo stesso cliente, e quindi l’unico in cui il soggiorno minimo lungo ha una base reale.
- Gennaio infrasettimanale Il buco vero della stagione: da lunedì a giovedì la domanda milanese e torinese sparisce. È qui che la tariffazione dinamica dello skipass diventa uno strumento invece che un fastidio, perché le date in cui la giornata sciistica costa meno sono quelle in cui ti serve dare una ragione per venire.
- Weekend da gennaio a marzo La colonna portante. Venerdì-domenica, e sempre più giovedì-domenica, con clientela di fascia medio-alta che arriva in auto e riparte la sera. Domanda densa, poco sensibile a piccole differenze di prezzo, molto sensibile al tempo di percorrenza e al meteo del venerdì.
- Carnevale e picco di febbraio Settimana bianca familiare sovrapposta al weekend. Sono le date in cui coincidono skipass caro e albergo caro: lo stesso portafoglio subisce due aumenti nello stesso soggiorno, e non se ne accorge chi guarda solo la propria riga.
- Marzo Mese lungo e disomogeneo. Freeride e scialpinismo tengono, la domanda familiare si sfilaccia dopo carnevale, i weekend restano buoni con bel tempo. Il calendario scolastico non aiuta più e la vendita torna corta e reattiva.
- Aprile-novembre Fuori stagione, con una coda scialpinistica in aprile e un’estate escursionistica reale ma di altra scala. Va contata come attività separata, con costi e listino propri.
Chi prenota, quando, per quante notti
Il bacino è definito dalla strada. La clientela prevalente arriva in auto dall’area milanese, dal Piemonte e dalla cintura torinese, con un anello esterno che comprende Emilia e Liguria. Non è una clientela aeroportuale, e le poche eccezioni sono gruppi freeride organizzati. La curva di domanda si muove quindi con le condizioni della strada e con il giorno della settimana molto più che con qualunque azione di visibilità.
La durata è corta e polarizzata. Da un lato le due o tre notti del weekend lungo, che sono la parte più larga delle notti vendute da gennaio a marzo e si prenotano con una finestra di dieci-venti giorni, meno ancora se il meteo è incerto. Dall’altro le sei-sette notti delle festività e delle settimane bianche, prenotate con mesi di anticipo. In mezzo, da lunedì a giovedì fuori dalle festività, la domanda spontanea è troppo sottile per riempire un albergo: quelle notti si vendono in anticipo a gruppi, corsi e società sportive, oppure non si vendono.
Il freeride è un segmento a parte. Compra la condizione della neve e non la data, prenota a preavviso corto, viaggia in piccoli gruppi, chiede tre-quattro notti e spesso una guida. È l’unica domanda che può riempire un martedì di febbraio, e l’unica infrasettimanale che arrivi senza contrattazione.
La quota diretta è alta, perché il cliente è di prossimità e ripetitivo: torna nella stessa valle e spesso nella stessa struttura. Il portale intercetta il primo soggiorno e l’ultimo minuto del weekend. Il costo di acquisizione va quindi guardato per segmento: la clientela di ritorno costa quasi nulla, quella nuova costa parecchio.
Che cosa vendi davvero
L’unità di vendita prevalente è la camera in mezza pensione, a prezzo per camera negli alberghi e per unità negli appartamenti e negli chalet, che qui pesano molto. Ma quello che il cliente sta comprando è la giornata sciistica completa: alloggio più skipass più il tempo che perde per arrivare all’impianto. Il prezzo che conta per lui è la somma, e la somma ora contiene una voce che si muove da sola.
Questo cambia il modo di costruire il pacchetto. Un soggiorno con skipass incluso non è un’offerta generica: è il modo di stabilizzare per il cliente una spesa che il gestore ha reso variabile, e di trattenere il differenziale quando gioca a favore. Chi vende solo la camera lascia che sia lo skipass a determinare quanto il cliente è disposto a pagargli la notte.
Sul premio di posizione, qui non è la vista a fare prezzo: è la distanza dall’impianto di risalita e un parcheggio coperto o comunque sicuro. Con una clientela che arriva in auto il venerdì sera e vuole essere sul primo impianto il sabato, i cinque minuti risparmiati la mattina valgono più di una categoria di camera. Deposito sci riscaldato, asciugatura degli scarponi e colazione anticipata sono servizi a costo modesto, e sono anche gli unici elementi che permettono a due strutture sulla stessa strada di non essere lo stesso prodotto.
I vincoli che non puoi ignorare
Il primo è la geografia degli accessi. Ogni valle si raggiunge da un fondovalle diverso e non c’è collegamento stradale alto fra Ayas e Gressoney: il cliente che ha sbagliato valle non cambia albergo, cambia destinazione. La concorrenza è quindi locale in senso stretto, e i confronti di prezzo con l’altro versante non contengono informazione utile.
Il secondo è la tariffazione dinamica dello skipass. È un fatto strutturale, non una promozione: esiste un calendario dei prezzi che non hai costruito tu, che il cliente vede prima della tua tariffa e che influisce sulla data che sceglie. Puoi subirlo o leggerlo, non trattarlo come rumore.
Il terzo è la rigidità del fine settimana. La domanda si concentra su due o tre notti e non si distribuisce: allungare il soggiorno minimo non produce notti in più, produce prenotazioni che vanno altrove.
Il quarto è la meteorologia del venerdì. Con una clientela che decide a pochi giorni e si sposta in auto su strade di montagna, una perturbazione il venerdì non riduce la spesa: cancella il soggiorno. Le penali rigide non trattengono questo cliente, gli fanno scegliere un’altra struttura la volta dopo, e qui il valore del cliente è nella ripetizione.
Il quinto è di personale. Una struttura che lavora davvero tre giorni su sette per gran parte dell’inverno ha un problema di organico che i contratti stagionali pieni non risolvono: il costo del lunedì-giovedì vuoto è quasi tutto lì.
Le leve che funzionano qui, e quelle che no
Funziona
- Costruire il calendario di prezzo sopra quello dello skipass, alzando dove il titolo costa poco e moderando dove costa molto: il cliente somma le due voci, e due rincari nello stesso giorno si vedono.
- Vendere pacchetti con skipass incluso a prezzo fisso, che stabilizzano per il cliente una spesa diventata variabile e ti lasciano il differenziale nelle date a tariffa bassa.
- Riempire il lunedì-giovedì con domanda che non è di weekend — corsi, società sportive, gruppi freeride — contrattata mesi prima, perché quelle notti la domanda spontanea non le copre.
- Tenere come riferimento di prezzo solo le strutture raggiungibili dalla stessa strada, ignorando deliberatamente l’altro versante.
Non funziona
- Il listino stagionale piatto pubblicato in autunno: con lo skipass che si muove per data, nelle date buone lasci margine sul tavolo e in quelle care sommi un rincaro che il cliente non attribuisce a te.
- Il soggiorno minimo di tre o più notti sui fine settimana ordinari: la domanda è di due notti e non si allunga, si sposta.
- Confrontarsi con le strutture dell’altro versante, che vendono lo stesso skipass ma non contendono lo stesso cliente.
- Le penali dure su una clientela di prossimità che decide guardando il meteo del venerdì: recuperi una notte e perdi un cliente che sarebbe tornato quattro volte.
Un conto su una struttura di riferimento
Ventidue camere in una struttura di valle, mezza pensione, prezzo per camera. La domanda a cui il conto risponde è quella che si pone chi ha visto arrivare la tariffazione dinamica dello skipass: quanto vale, in euro, allineare il proprio calendario a quello del titolo di risalita. Come ipotesi di lavoro poniamo uno skipass giornaliero adulto a 45 euro nelle date a tariffa bassa e a 60 nelle date alte, e una famiglia tipo di quattro persone che scia tre giorni su tre notti occupando due camere. Ognuno sostituisca il listino effettivo dell’anno e la propria composizione di clientela.
- Spesa skipass della famiglia, data alta
- 4 persone × 3 giorni × 60 = 720 €
- Spesa skipass della famiglia, data bassa
- 4 persone × 3 giorni × 45 = 540 €
- Differenza di spesa sulla risalita
- 720 − 540 = 180 €
- Tradotta in camera-notte
- 180 ÷ 3 notti ÷ 2 camere = 30 € per camera-notte
- Camere-notte di un weekend lungo a piena occupazione
- 22 × 3 = 66
- Margine di prezzo recuperabile su un weekend a skipass basso
- 30 × 66 = 1.980 €
- Su otto weekend lunghi a tariffa bassa nella stagione
- 1.980 × 8 = 15.840 €
- Effetto opposto sulle date a skipass alto
- chi alza anche la camera di 30 € chiede alla stessa famiglia 180 + 180 = 360 € in più sullo stesso soggiorno
A parità di spesa complessiva della famiglia, nelle date in cui la risalita costa meno hai trenta euro per camera-notte che il cliente non sta già pagando a qualcun altro: 15.840 euro su otto weekend, senza vendere una notte in più. Il conto vale anche al contrario, ed è la parte che si sbaglia più spesso: nelle settimane di picco, dove la tentazione di alzare è massima, il rincaro dello skipass ha già consumato parte della disponibilità di spesa, e sommarci il proprio produce cancellazioni tardive invece che margine. I calcolatori servono a rifare il conto con il listino reale e con la propria dimensione media del gruppo, che è la variabile che lo sposta di più.
Il cruscotto minimo per questa destinazione
- Ricavo per camera disponibile, separato fra weekend e infrasettimanale — sul totale è la media di due mercati diversi: il numero aggregato nasconde che il venerdì-domenica sta pagando i quattro giorni vuoti.
- Notti vendute da lunedì a giovedì fuori dalle festività — dice se hai un secondo mercato o se stai gestendo un albergo di fine settimana con costi da albergo settimanale.
- Scarto fra il tuo calendario di picco e quello della tariffa dello skipass — misura data per data se stai chiedendo due aumenti nello stesso giorno o se stai usando lo spazio che il titolo basso ti lascia.
- Quota di prenotazioni entro sette giorni dall’arrivo sul weekend — dice quanto la domanda è meteo-dipendente, e quindi quanta capacità tenere libera.
- Cancellazioni nelle 72 ore prima dell’arrivo — permette di dimensionare il sovrappiù di vendita sul weekend invece di improvvisarlo.
- Quota di clienti già venuti almeno una volta — con un bacino di prossimità il valore sta nella ripetizione, ed è questa quota a giustificare penali morbide.
- Camere-notte impegnate ad allotment per gruppi infrasettimanali — la parte di stagione che puoi fissare in estate, l’unica che non dipende né dal meteo né dal weekend.
Gli errori che si vedono più spesso
Il primo è costruire l’insieme di riferimento sul comprensorio invece che sulla valle. Si finisce per inseguire i prezzi di strutture che nessun cliente sta valutando insieme alla propria, e a volte per abbassare il prezzo in una data in cui la propria valle è satura. La correzione va fatta una volta sola: il riferimento sono le strutture raggiungibili dalla stessa strada di risalita, e nient’altro.
Il secondo è considerare il calendario dello skipass un problema del gestore degli impianti. È invece la prima informazione di prezzo che il cliente incontra, e determina quanto gli resta per l’alloggio. Non allinearsi significa lasciare margine nelle date buone e produrre resistenza in quelle care, in entrambi i casi senza accorgersene.
Il terzo è curare il vuoto infrasettimanale con lo sconto. Da lunedì a giovedì fuori dalle festività non c’è una domanda latente che aspetta un prezzo migliore: non c’è proprio domanda di quel tipo. Il vuoto si riempie con un cliente diverso, procurato con mesi di anticipo, oppure comprimendo i costi.
Il quarto è trattare il freeride come una nota di colore. È l’unico segmento che compra le condizioni invece della data, e vuole cose precise: informazione affidabile la sera prima, colazione anticipata, deposito attrezzatura, contatto con la guida. Costruire il prodotto attorno a un motivo di viaggio invece che attorno alla camera è il tema centrale dei volumi.
Domande frequenti
Conviene includere lo skipass nel prezzo del soggiorno?
Conviene nelle date in cui il titolo costa poco: il pacchetto a prezzo fisso ti fa trattenere il differenziale e semplifica la decisione del cliente, che smette di sommare due voci variabili. Conviene molto meno nelle settimane di picco, dove il titolo che acquisti è caro e il pacchetto ti espone senza darti vantaggio. La regola pratica è includerlo dove serve a dare una ragione per scegliere quella data, e venderlo separato dove la data si vende da sola.
Come si riempiono le notti da lunedì a giovedì in gennaio?
Non con il prezzo. La domanda di prossimità che regge questa piazza è vincolata al fine settimana da lavoro e scuola, e nessuno sconto la sposta al mercoledì. Quelle notti si vendono a una clientela strutturalmente diversa: sci club, corsi con maestri, gruppi freeride, squadre giovanili e nelle settimane giuste le scolaresche. Sono trattative che si chiudono fra giugno e ottobre, con tariffe basse ma volume certo e consumo di ristorazione alto. Chi arriva a dicembre senza quei blocchi in calendario non ha più strumenti per gennaio.
Ha senso allinearsi ai prezzi delle strutture dell’altro versante?
No, benché vendano lo stesso skipass e la stessa montagna. Il cliente non sta scegliendo fra le due: ha già deciso da quale strada sale, in base a dove abita e a quanto tempo impiega, e da lì in poi confronta solo strutture raggiungibili da quella parte. Un prezzo abbassato per rincorrere l’altro versante non recupera nessuna prenotazione e riduce il ricavo su quelle che avresti fatto comunque. Il significato tecnico di insieme di riferimento è nel glossario.
Stessa meccanica, altre destinazioni
Le festività sono date fisse a domanda rigida; il resto dipende dalla neve e dai calendari scolastici esteri.
- Arabba — Marmolada / LivinallongoVeneto
- Cortina d’AmpezzoVeneto
- CourmayeurValle d'Aosta
- Breuil — Cervinia e ValtournencheValle d'Aosta
- Rieti e TerminilloLazio
- Alta BadiaAlto Adige
Strumenti citati in questa pagina
- I sette calcolatori — occupazione di pareggio, costo di canale, prezzo minimo, sconti, gruppi, overbooking
- Il glossario — ogni termine usato qui ha una pagina con definizione, formula ed esempio
- I cinque volumi — il metodo per esteso, con i conti svolti