Pila e Aosta città

Si dorme in città e si scia in quota con la stessa telecabina: il compset è verticale, e la fiera del 30 e 31 gennaio cade ogni anno in un giorno della settimana diverso.

Montagna d'invernoValle d'Aosta

Aosta e Pila sono due mercati ricettivi collegati da una telecabina che parte dalla città e arriva in quota. Questo produce una situazione rara nell’arco alpino italiano: lo stesso cliente può dormire a 580 metri in un capoluogo romano e medievale e sciare, oppure dormire a 1.800 metri in stazione e scendere in città per una cena. I due inventari non sono complementari, sono sostituibili, e il cliente sceglie fra loro guardando il prezzo e il tempo di trasferimento. Il tuo insieme di concorrenti è quindi verticale e non orizzontale: se sei in città, l’albergo che ti toglie la prenotazione sta mille metri più in alto, e viceversa. Su questa struttura si innesta un appuntamento a data fissa che è il capodanno commerciale della città: la Fiera di Sant’Orso si tiene il 30 e il 31 gennaio di ogni anno, satura Aosta e la media valle per due notti e cade ogni anno in giorni della settimana diversi.

Come si comporta l’anno

  • Dicembre fino al 23 La città lavora sui mercatini e sui fine settimana, la quota apre e vende poco. Sono le settimane in cui il differenziale di prezzo fra città e stazione è più stretto e in cui il cliente sceglie la città per comodità.
  • 24 dicembre–6 gennaio Blocco festivo pieno su entrambi i livelli, soggiorni lunghi in quota e soggiorni di tre-quattro notti in città. È l’unico periodo in cui i due mercati smettono di rubarsi clienti perché la domanda supera l’offerta complessiva.
  • 7–29 gennaio La caduta più netta dell’anno per il retail italiano, che riguarda soprattutto la quota. La città tiene i giorni feriali con la domanda amministrativa e di lavoro di un capoluogo di regione, che la stazione sciistica non ha in nessun modo.
  • 30 e 31 gennaio Le due notti fisse della fiera dell’artigianato: la città si riempie, la media valle assorbe l’eccedenza, il prezzo sale e il soggiorno minimo non incontra resistenza. Il valore commerciale della finestra dipende però da quali giorni della settimana toccano quelle due date.
  • Febbraio–inizio marzo Settimane bianche e carnevale. La quota vende sette notti a persona in mezza pensione, la città vende tre-quattro notti a coppie e piccoli gruppi che sciano ma non solo. È il periodo in cui la sostituibilità fra i due livelli pesa di più sul prezzo.
  • Aprile–giugno Chiusura degli impianti e ripresa lenta della domanda urbana e culturale, con gite scolastiche e primi passaggi di cicloturismo. La quota si ferma, la città no: due economie con calendari diversi.
  • Luglio–settembre Estate cittadina e di media montagna, con soggiorni brevi, transiti verso i valichi e una domanda che compra Aosta come tappa e non come destinazione. Settembre resta forte per il turismo culturale e per gli eventi sportivi della regione.

Chi prenota, quando, per quante notti

In quota, d’inverno, prenota la famiglia italiana del Nord-Ovest e una quota di clientela straniera, per sei o sette notti in mezza pensione a persona, con acquisto fra novembre e dicembre e forte peso di portali e agenzie. In città il cliente invernale è diverso in tutto: coppie e piccoli gruppi che comprano due o tre notti, prenotano a tre-quattro settimane, arrivano in auto o in treno e considerano lo sci una delle cose da fare, non l’unica. Sono clienti che non comprerebbero mai una settimana di mezza pensione in stazione, e che non vanno inseguiti con un prodotto da stazione.

Dal lunedì al giovedì la città ha una domanda che nessuna località sciistica possiede: amministrazione regionale, sanità, imprese, professionisti, fornitori. È una base bassa ma costante, che prenota con pochi giorni di anticipo, resta una o due notti, non ha stagionalità e paga una tariffa che non dipende dalla neve. È il pavimento su cui si costruisce tutto il resto del listino urbano, ed è la ragione per cui l’albergo di città non deve scendere in gennaio ai prezzi che la quota è costretta a fare.

Nelle due notti della fiera arriva un pubblico misto: valdostani che rientrano, visitatori da Piemonte e Lombardia, espositori e loro accompagnatori, gruppi organizzati. La prenotazione si forma presto perché la data è nota da sempre, il soggiorno è di una o due notti, e la disponibilità a pagare è alta perché la data non è spostabile. Quando l’eccedenza supera la capacità cittadina, la domanda si sposta sulla media valle e in quota, che in quelle notti vendono a un cliente che non è sciatore.

D’estate prenota il turista culturale e di passaggio, una o due notti, prenotazione a due settimane, canale prevalentemente online diretto o via portali, con un tema ricorrente: il confronto non è più fra città e quota ma fra Aosta e le altre soste sulla direttrice verso i valichi.

Che cosa vendi davvero

In quota vendi mezza pensione a persona con lo skipass come argomento, e l’unità economica è il posto letto: la terza persona in camera cambia il ricavo molto più della categoria della camera. In città vendi la camera, il prezzo è per unità, la colazione è compresa e il moltiplicatore delle persone conta poco. Questa differenza è la chiave di tutta la destinazione, perché rende i due prodotti non confrontabili sul prezzo esposto ma solo sul totale che il cliente paga: una famiglia di quattro persone che confronta 130 euro a persona in mezza pensione con 160 euro a camera in città sta confrontando 520 con 320 più i pasti fuori, e la risposta cambia con la composizione del gruppo. Chi vende in città deve saper fare quel confronto al posto del cliente; chi vende in quota deve saperlo smontare. La differenza fra tariffa per unità e tariffa per persona è definita nel glossario.

La seconda cosa che vendi, in città, è il collegamento. Un albergo vicino alla stazione di partenza della telecabina vende sci senza auto, senza catene e senza parcheggio: è un vantaggio reale e prezzabile, che vale soprattutto nelle giornate di grande afflusso, quando salire in quota in automobile costa tempo. La condizione è che gli orari del primo e dell’ultimo viaggio siano compatibili con la giornata sugli sci, e questi orari vanno letti prima di costruire l’offerta, non dopo.

Nelle due notti della fiera vendi una data. Il cliente non compra la tua camera, compra l’essere ad Aosta il 30 e il 31 gennaio. In quella finestra il soggiorno minimo di due notti e la tariffa non rimborsabile funzionano perché il cliente ha già deciso e non ha alternative di calendario.

I vincoli che non puoi ignorare

Il primo è la data fissa della fiera. Si tiene il 30 e il 31 gennaio, e il giorno della settimana su cui cadono cambia ogni anno. È la variabile che decide se attorno alle due notti obbligate se ne possono vendere altre a prezzo pieno: in un anno in cui il 30 e il 31 cadono di venerdì e sabato si costruisce un fine settimana lungo di tre notti; in un anno in cui cadono di lunedì e martedì restano due notti isolate dentro una settimana morta. Copiare il piano tariffario dell’anno precedente è quindi sbagliato per costruzione.

Il secondo è il collegamento meccanico fra città e quota. È il fatto che rende sostituibili i due inventari, e come tutti gli impianti ha orari, fermi tecnici e giorni di manutenzione. Nei periodi di fermo la città smette di essere una base sciistica e torna a essere solo una città: l’offerta va riscritta, non semplicemente scontata.

Il terzo è la capacità cittadina, che è finita e non si espande, in un centro storico con vincoli. Nelle due notti di fine gennaio e nei picchi festivi l’eccedenza non ha altro modo di sistemarsi che salire lungo la valle: chi sta fuori città in quelle date ha un mercato che il resto dell’anno non ha.

Il quarto è l’imposta di soggiorno, che è comunale e quindi diversa fra il capoluogo e i comuni della quota e della media valle. Su un confronto fra due offerte quasi equivalenti la differenza entra nel totale che l’ospite legge, e va dichiarata prima della prenotazione: in una destinazione dove il cliente sceglie fra due livelli guardando il totale, una sorpresa alla partenza cancella il vantaggio ottenuto sul prezzo.

Il quinto è la struttura dei costi della città, che lavora dodici mesi. Un albergo urbano che tiene aperto tutto l’anno ha costi fissi distribuiti e può sostenere gennaio con la domanda di lavoro; una struttura in quota ha una stagione corta e deve recuperare tutto dentro quella. Le due politiche di prezzo che ne discendono sono legittimamente diverse, e confondere i due modelli porta l’una a svendere e l’altra a restare vuota.

Le leve che funzionano qui, e quelle che no

Funziona

  • Ricostruire ogni anno il piano tariffario della fine di gennaio a partire dal giorno della settimana su cui cadono il 30 e il 31, perché è quello a determinare quante notti si possono vendere attorno alle due obbligate.
  • Vendere in città il collegamento come prodotto: sci senza auto, deposito, colazione compatibile con il primo viaggio. È l’argomento che sposta il cliente dalla quota alla città senza abbassare il prezzo.
  • Tenere in città un pavimento di prezzo feriale sostenuto dalla domanda di lavoro anche in gennaio, invece di allinearsi al calo della stazione: sono due domande diverse che convivono negli stessi giorni.
  • Confrontare le offerte in totale di soggiorno e non in tariffa esposta, perché fra mezza pensione a persona e camera con colazione il confronto per notte non significa nulla.

Non funziona

  • Trattare Aosta come pura destinazione d’arte. Il turismo culturale esiste ma non riempie gennaio né febbraio, e una politica costruita solo su quello lascia sul tavolo la parte sciistica della domanda.
  • Abbassare il prezzo in città per rincorrere una tariffa di quota. Sono prodotti con trattamento e unità di vendita diverse: lo sconto non sposta il cliente, riduce solo il ricavo su chi sarebbe venuto comunque.
  • Applicare il soggiorno minimo di due notti a tutta la settimana della fiera. Funziona sulle due notti a data fissa e diventa un ostacolo su quelle vicine, che hanno una domanda del tutto diversa.
  • Dare per scontata la disponibilità del collegamento meccanico nel costruire l’offerta invernale: i fermi tecnici cambiano il prodotto, e un pacchetto sci venduto in città senza impianto è un reclamo garantito.

Un conto su una struttura di riferimento

Struttura di riferimento

Quarantadue camere ad Aosta, colazione compresa, prezzo per camera. Costi variabili 26 € a camera-notte occupata. Si confronta la stessa fiera in due anni diversi: uno in cui il 30 e il 31 gennaio cadono di venerdì e sabato, e si vendono a tariffa di evento anche la notte del 29; uno in cui cadono di lunedì e martedì, e restano due notti isolate con la domenica precedente e il mercoledì successivo deboli. La domanda: quanto vale, in euro, il giorno della settimana su cui cade una data fissa.

Anno favorevole — tre notti a tariffa di evento
3 × 42 = 126 camere-notte disponibili, occupazione 97% = 122 vendute
Ricavo
122 × 165 = 20.130 €
Costi variabili
122 × 26 = 3.172 €
Margine
20.130 − 3.172 = 16.958 €
Anno sfavorevole — due notti di fiera
2 × 42 = 84 camere-notte, occupazione 96% = 81 vendute a 165 € = 13.365 €
Domenica precedente
42 × 40% = 17 camere a 78 € = 1.326 €
Mercoledì successivo
42 × 45% = 19 camere a 82 € = 1.558 €
Ricavo
13.365 + 1.326 + 1.558 = 16.249 €
Camere-notte vendute e costi variabili
117 camere-notte; 117 × 26 = 3.042 €
Margine
16.249 − 3.042 = 13.207 €
Differenza fra i due anni
16.958 − 13.207 = 3.751 €
Tariffa media a camera-notte
165,00 € contro 16.249 ÷ 117 = 138,88 €

Tremilasettecentocinquantuno euro di differenza su una finestra di tre notti, con la stessa città, lo stesso evento e le stesse date: cambia solo il giorno della settimana. È la ragione per cui il piano tariffario di fine gennaio non si può copiare dall’anno prima. Nell’anno favorevole la leva è estendere la tariffa di evento alla notte adiacente e imporre il soggiorno minimo; nell’anno sfavorevole la leva è opposta, cioè difendere il prezzo sulle due notti fisse e trattare quelle vicine come normali notti di bassa stagione, senza sperare di trascinarle. Il conto si rifà con i propri numeri con i calcolatori.

Il cruscotto minimo per questa destinazione

  • Differenziale di prezzo fra la tua offerta e quella equivalente all’altro livello, calcolato in totale di soggiorno — qui il concorrente sta mille metri più in alto o più in basso, e il confronto per notte fra mezza pensione a persona e camera con colazione non descrive niente.
  • Occupazione feriale di gennaio separata dalla domanda leisure — è il pavimento di lavoro che la città ha e la stazione no: se scende, stai scontando per rincorrere un mercato che non è il tuo.
  • Camere vendute nelle due notti del 30 e 31 gennaio e in quelle adiacenti — misura se hai monetizzato la sola data a domanda rigida dell’inverno e quanto sei riuscito a estenderla.
  • Anticipo di prenotazione della finestra di fine gennaio — la data è nota da sempre, quindi un anticipo corto significa che hai aperto le vendite tardi, non che la domanda è debole.
  • Quota di prenotazioni dirette sul totale nelle date di evento — sono le notti in cui la domanda arriva comunque, e pagarci una commissione piena è una scelta, non una necessità.
  • Notti perse o rimborsate nei periodi di fermo del collegamento meccanico — se vendi sci dalla città, la disponibilità dell’impianto è parte del prodotto e va contata.
  • Ricavo per camera disponibile calcolato separatamente per inverno urbano, inverno sciistico ed estate culturale — la media annua di Aosta contiene tre mercati con durata, canale e trattamento diversi e non descrive nessuno dei tre.

Gli errori che si vedono più spesso

Il primo è copiare il calendario tariffario di fine gennaio dall’anno precedente. La fiera ha data fissa e giorno mobile: lo stesso piano applicato a due anni consecutivi produce, in uno dei due, un soggiorno minimo che blocca vendite o una tariffa di evento sprecata su una notte che non ha domanda. La correzione è banale e quasi nessuno la fa: costruire il piano guardando prima su che giorni cadono il 30 e il 31.

Il secondo è ignorare che il concorrente è verticale. Un albergo di Aosta che monitora solo gli altri alberghi di Aosta non vede la metà del mercato, perché il cliente che sta scegliendo dove dormire per sciare sta confrontando la città con la stazione. La correzione è includere nel confronto anche l’offerta dell’altro livello, tradotta in totale di soggiorno.

Il terzo è vendere pacchetti sci dalla città senza controllare orari e stato del collegamento. La promessa implicita è che si possa salire e scendere comodamente, e quando non è vera l’ospite non contesta l’impianto, contesta te. La correzione è dichiarare orari e periodi di fermo in fase di prenotazione, con una politica di modifica già scritta.

Il quarto è mescolare in un’unica media la clientela di lavoro infrasettimanale e quella leisure del fine settimana. Hanno anticipo, durata, canale e sensibilità al prezzo diversi, e la media che le contiene porta a scontare i giorni feriali per un problema che riguarda solo il sabato, o viceversa.

Domande frequenti

Conviene di più stare in città o in quota?

Non è una domanda con una risposta unica, perché i due inventari hanno strutture di costo diverse. La quota ha una stagione corta e deve recuperare i costi fissi in quattro mesi, quindi lavora con soggiorni lunghi, mezza pensione e prezzo per persona. La città lavora dodici mesi, ha una base di domanda di lavoro nei giorni feriali e vende soggiorni brevi a prezzo per camera. Il rischio della città è svendere l’inverno inseguendo tariffe di stazione che non è obbligata a fare; il rischio della quota è credere che la vicinanza al capoluogo garantisca domanda anche quando gli impianti non lavorano. Ciascuno dei due deve difendere il proprio modello e sapere quando l’altro gli sta togliendo clienti.

Quante notti si possono vendere davvero intorno alla fiera di fine gennaio?

Due sono certe, il 30 e il 31, e in quelle il prezzo può salire e il soggiorno minimo regge. La terza dipende dal calendario: se una delle due date confina con un fine settimana, la notte adiacente si vende a tariffa di evento; se cadono a metà settimana, le notti vicine tornano a essere bassa stagione e vanno prezzate come tali. Applicare la tariffa alta e il minimo notti a tutta la settimana produce camere vuote intorno a due notti piene, che è il risultato peggiore possibile: si perde volume dove serviva e non si guadagna nulla dove la domanda era già rigida.

Come si gestisce il periodo in cui il collegamento con la quota è fermo?

Cambiando prodotto, non prezzo. Nei periodi di fermo tecnico la città non può vendere sci, ma può vendere quello che ha: un centro storico romano e medievale, una domanda culturale che non dipende dalla neve, gite e visite. È un mercato più piccolo e più corto, con soggiorni di una o due notti e prenotazione ravvicinata, quindi il listino va costruito su quello. Chi invece si limita a scontare la tariffa sci in assenza dell’impianto ottiene due danni insieme, il ricavo più basso e la recensione di chi si aspettava di sciare. Il criterio generale per riconoscere quando si sta vendendo un prodotto diverso è trattato nei volumi.

Stessa meccanica, altre destinazioni

Le festività sono date fisse a domanda rigida; il resto dipende dalla neve e dai calendari scolastici esteri.

Strumenti citati in questa pagina

  • I sette calcolatori — occupazione di pareggio, costo di canale, prezzo minimo, sconti, gruppi, overbooking
  • Il glossario — ogni termine usato qui ha una pagina con definizione, formula ed esempio
  • I cinque volumi — il metodo per esteso, con i conti svolti