Civetta — Alleghe, Val di Zoldo, Selva di Cadore
Vendi lo stesso skipass dei vicini premium a un prezzo molto più basso: il numero da sorvegliare non è la tua tariffa, è la distanza fra la tua e la loro.
Montagna d'invernoVeneto
Il Civetta vende lo stesso titolo di risalita di Cortina e dell’Alta Badia a un prezzo di soggiorno sensibilmente inferiore. Questa sola frase contiene la meccanica dell’intera area: il prezzo qui non si forma in assoluto, si forma come differenza rispetto ai vicini premium. Quando le destinazioni di fascia alta si comprimono, cioè quando restano senza disponibilità o alzano oltre una certa soglia, la domanda scende su Alleghe, Val di Zoldo e Selva di Cadore; quando hanno camere libere, la stessa domanda non arriva. Ne discende che il segnale da guardare non è il proprio andamento di prenotazione ma la disponibilità dei vicini, e che una manovra di prezzo ha senso solo in rapporto al differenziale. Sopra questo c’è una seconda meccanica, distinta: il lago di Alleghe e la villeggiatura zoldana producono un’estate che non dipende dai vicini e che va gestita con un’altra logica.
Come si comporta l’anno
- Dicembre fino a Natale Domanda molto sottile. Le prime settimane si vendono a chi cerca un prezzo basso in un comprensorio grande, ed è l’unico periodo in cui la comunicazione sul risparmio funziona da sola. Il differenziale con i vicini è al suo massimo e va lasciato tale.
- Natale-Epifania Si riempie, ma non per merito proprio: si riempie perché l’intera area dolomitica è satura. È la finestra in cui il differenziale può essere ridotto di più, perché il cliente che scende non ha alternative sopra di lui.
- Gennaio Il mese in cui la meccanica di sfogo non funziona, perché i vicini hanno disponibilità e quindi la domanda non scende. Qui il prezzo basso non compra volume: quello che compra volume è un cliente diverso, di prossimità veneta, weekend corti e gruppi.
- Febbraio e carnevale Il periodo migliore dell’anno. Settimane bianche italiane con i vicini pieni e famiglie che cercano un comprensorio grande a un costo sostenibile. Il differenziale va sorvegliato quotidianamente: quando quello sopra sale, puoi salire anche tu senza perdere nulla.
- Marzo Discesa progressiva della domanda familiare. Restano weekend e sciatori di prossimità. Il prezzo torna a essere argomento centrale e il differenziale si riapre.
- Giugno-agosto ad Alleghe Stagione autonoma, che non ha niente a che vedere con l’inverno. Villeggiatura di lago e di montagna con soggiorni lunghi, forte peso di appartamenti e seconde case, domanda familiare e in larga parte di ritorno. Il picco è agosto.
- Giugno-settembre in Val di Zoldo Villeggiatura più lunga e più tranquilla, con escursionismo e un’identità artigianale locale che dà alla valle un pubblico affezionato. Settembre regge meglio che altrove per il turismo escursionistico e per i gruppi.
Chi prenota, quando, per quante notti
D’inverno la clientela è italiana e familiare, con un bacino centrato su Veneto, Lombardia orientale ed Emilia. Arriva in auto, prenota da tre settimane a due mesi prima nelle date scolastiche e a pochi giorni sui weekend. La durata è di sei o sette notti nelle settimane bianche e di due o tre nel resto della stagione. È una clientela attenta alla spesa complessiva del nucleo, che confronta esplicitamente il costo totale del soggiorno con quello delle località più note dello stesso comprensorio.
Il peso di appartamenti e seconde case distingue l’area dalle destinazioni alberghiere vicine. Una parte rilevante dei letti non è in vendita perché occupata dai proprietari, e un’altra entra ed esce dal mercato in modo irregolare: l’offerta disponibile è poco prevedibile, ed è un altro motivo per cui il confronto fra strutture locali informa meno del confronto con i vicini premium.
D’estate la clientela cambia completamente. Ad Alleghe il lago porta famiglie con bambini piccoli, permanenze di dieci-quindici giorni, prenotazione da marzo-aprile e una quota di ritorno molto alta: sono gli stessi nuclei che tornano nella stessa settimana ogni anno. In Val di Zoldo la villeggiatura è più lunga e più anziana, con soggiorni anche di tre settimane e una fedeltà ancora maggiore. Nessuno dei due gruppi ha rapporto con la clientela invernale.
Sui canali, l’inverno è più intermediato dell’estate, perché il cliente della settimana bianca confronta e prenota dove ha confrontato. L’estate di villeggiatura è invece quasi tutta diretta e telefonica, con conferme che si ripetono di anno in anno. Trattare i due periodi con la stessa politica di distribuzione significa pagare commissioni su prenotazioni che sarebbero arrivate comunque.
Che cosa vendi davvero
D’inverno vendi accesso a un comprensorio grande a un costo di soggiorno che le destinazioni note dello stesso comprensorio non possono praticare. È una posizione commerciale precisa e va detta come tale: non sei una destinazione economica, sei la stessa montagna a una parte del prezzo. Il rischio del ragionamento sta nell’altro verso: se il differenziale si stringe troppo, il cliente aggiunge la differenza e sale, perché quello che compra sopra include cose che tu non hai.
L’unità di vendita è mista e questo complica i conti. Le strutture alberghiere vendono la camera in mezza pensione a prezzo per camera; gli appartamenti vendono l’unità a settimana, spesso con giorno di cambio fisso al sabato. Il ricavo per posto letto e il ricavo per unità raccontano storie diverse, e un’area in cui le due forme convivono ha bisogno di guardarli entrambi.
D’estate ad Alleghe vendi il lago e la sua passeggiata, cioè una vacanza di famiglia che non richiede impianti e non dipende dalla neve. È il solo periodo in cui la destinazione non è relativa a nessuno e può costruire il proprio prezzo su ciò che offre. In Val di Zoldo vendi una villeggiatura lenta e una identità locale riconoscibile, che tiene insieme un pubblico di ritorno e giustifica soggiorni molto lunghi.
I vincoli che non puoi ignorare
Il primo è che il prezzo è relativo. Non è una scelta di posizionamento che si può abbandonare: finché vendi lo stesso skipass dei vicini con un’offerta di paese più semplice, il cliente farà quel confronto. La conseguenza operativa è che il monitoraggio va fatto sulla disponibilità dei vicini prima ancora che sulla loro tariffa, perché è la saturazione, non il prezzo, a spingere la domanda verso il basso.
Il secondo è la frammentazione dell’inventario. Con molti appartamenti e seconde case, la capacità realmente in vendita varia di stagione in stagione e non è nota a nessuno. Chi costruisce previsioni sulla base della capacità nominale dell’area lavora con un numero che non esiste.
Il terzo è la separazione fra i tre poli. Alleghe, la Val di Zoldo e Selva di Cadore condividono il comprensorio ma sono luoghi diversi, con strade diverse e clientele estive incomunicabili. Le politiche comuni funzionano d’inverno, quando il prodotto è la pista; d’estate no.
Il quarto è il giorno di cambio negli appartamenti. Il sabato fisso, che l’estate di villeggiatura rende quasi inevitabile, produce notti perse ogni volta che un soggiorno non è un multiplo esatto della settimana. È un costo che si accetta volentieri con soggiorni di due o tre settimane, e che diventa pesante quando la durata media si accorcia.
Il quinto è di manodopera. Un’area con due stagioni distanti e nessun ponte fra loro fatica a trattenere il personale, e chi lavora d’estate ad Alleghe non è chi lavora d’inverno sulle piste. Va messo in conto come costo di reclutamento ricorrente, due volte l’anno.
Le leve che funzionano qui, e quelle che no
Funziona
- Sorvegliare la disponibilità residua dei vicini premium invece della loro tariffa: quando restano senza camere la tua domanda sale, e puoi alzare il prezzo con giorni di anticipo rispetto a chi guarda solo il proprio ritmo di prenotazione.
- Definire un differenziale obiettivo in euro sul soggiorno intero, non in percentuale sulla notte: il cliente familiare ragiona sulla spesa totale della settimana ed è quella che confronta.
- Trattare l’estate di lago e di villeggiatura come un’attività separata, con listino, canali e comunicazione propri, perché è l’unica parte dell’anno in cui il prezzo non dipende da nessun altro.
- Convertire in prenotazione diretta la clientela estiva di ritorno prima della partenza, dato che è già decisa e passa da un canale intermediato solo per abitudine.
Non funziona
- Abbassare il prezzo quando le prenotazioni non arrivano in gennaio. La domanda non manca perché costi troppo, manca perché sopra di te c’è disponibilità: lo sconto non intercetta un cliente che non sta scendendo.
- Ridurre il differenziale per avvicinarsi ai vicini in fascia. La distanza di prezzo è la ragione per cui il cliente arriva; comprimerla senza aggiungere quello che offre la fascia alta produce solo un prezzo meno competitivo e un prodotto identico.
- Applicare all’estate le logiche di distribuzione dell’inverno, pagando intermediazione su una clientela di ritorno che prenoterebbe al telefono.
- Costruire l’insieme di riferimento solo con le strutture della propria valle: sono i concorrenti apparenti, ma la decisione del cliente si gioca fra te e le destinazioni sopra di te.
Un conto su una struttura di riferimento
Trenta camere in mezza pensione, prezzo per camera, novanta notti di stagione invernale, occupazione attuale del 62 per cento. Il conto risponde alla domanda che qui si pone ogni autunno: di quanto posso alzare prima che convenga smettere. Poniamo un prezzo medio realizzato di 165 euro per camera-notte, un vicino premium a 260 sulle stesse date, un costo variabile di 48 euro per camera occupata. Ognuno sostituisca i propri.
- Differenziale attuale sulla notte
- 260 − 165 = 95 €, cioè il 36,5% in meno
- Differenziale su un soggiorno di sei notti
- 95 × 6 = 570 €
- Camere-notte disponibili
- 30 × 90 = 2.700
- Camere-notte vendute oggi
- 2.700 × 0,62 = 1.674
- Contributo per camera-notte a 165 €
- 165 − 48 = 117 €
- Margine di contribuzione attuale
- 1.674 × 117 = 195.858 €
- Contributo per camera-notte a 185 €
- 185 − 48 = 137 €
- Camere-notte necessarie a 185 € per pari margine
- 195.858 ÷ 137 = 1.430
- Occupazione corrispondente
- 1.430 ÷ 2.700 = 53,0%
- Volume che puoi perdere restando in pari
- 1.674 − 1.430 = 244 camere-notte, cioè il 14,6%
- Nuovo differenziale su sei notti
- (260 − 185) × 6 = 450 €
Venti euro in più sulla notte reggono anche perdendo il quattordici per cento del volume: aritmeticamente l’aumento è quasi sempre conveniente. La ragione per cui va fatto con prudenza non sta nel conto ma nella riga finale: il risparmio percepito dalla famiglia sul soggiorno passa da 570 a 450 euro, e sotto una certa soglia — che ognuno deve trovare osservando le proprie conversioni — quel cliente aggiunge la differenza e sale di fascia. Il modo corretto di procedere è muovere il prezzo per blocchi di date, alzando dove i vicini sono già saturi e lasciando il differenziale ampio dove hanno disponibilità. La struttura di questo tipo di calcolo, con la propria occupazione e il proprio costo variabile, si rifà con i calcolatori.
Il cruscotto minimo per questa destinazione
- Disponibilità residua dei vicini premium, per data — è il tuo indicatore anticipatore: la domanda scende quando loro finiscono le camere, non quando tu abbassi il prezzo.
- Differenziale in euro sul soggiorno intero rispetto alla fascia alta — in percentuale sulla notte il numero inganna, perché il cliente familiare confronta la spesa della settimana.
- Ricavo per camera disponibile e ricavo per posto letto affiancati — con alberghi e appartamenti nella stessa area i due indicatori divergono, e guardarne uno solo porta a conclusioni sbagliate sul mix.
- Notti perse per il giorno di cambio negli appartamenti — misura in camere-notte quanto costa il sabato fisso, e dice quando la durata media si è accorciata abbastanza da doverlo rivedere.
- Quota di clientela estiva di ritorno e suo canale di prenotazione — quantifica quanta intermediazione stai pagando su una domanda già acquisita.
- Tasso di conversione delle richieste in gennaio — se resta stabile mentre il volume di richieste cala, il problema non è il prezzo ma l’assenza di domanda in discesa.
- Durata media separata fra inverno, estate di Alleghe ed estate di Zoldo — sono tre mercati con tre durate diverse, e la media dei tre non descrive nessuno.
Gli errori che si vedono più spesso
Il primo è leggere il calo di gennaio come un problema di prezzo. La domanda in quel mese non scende perché sopra c’è disponibilità, e nessuno sconto la fa scendere. La correzione è cambiare cliente invece di cambiare prezzo: prossimità veneta, weekend, gruppi sportivi, corsi. Sono contatti che vanno costruiti in estate.
Il secondo è tentare di uscire dal posizionamento relativo. Ogni tanto una struttura decide di salire di fascia e allinearsi ai vicini, senza però poter offrire quello che quei prezzi comprano. Il risultato è prevedibile: perde il cliente che veniva per il differenziale e non guadagna quello che sta sopra. Salire di fascia qui è possibile solo cambiando prodotto, non listino.
Il terzo è vendere l’estate come inverno scontato. Il lago e la villeggiatura hanno un cliente proprio, che prenota in primavera, resta a lungo e torna ogni anno: comunicare quel periodo come stagione minore abbassa il prezzo di riferimento e non porta nessuno in più.
Il quarto è tenere lo stesso insieme di riferimento tutto l’anno. D’inverno il confronto che conta è con le destinazioni sopra di te, d’estate con altre località di lago e di villeggiatura alpina. Il modo di costruire riferimenti distinti per stagione è nel glossario e ripreso nei volumi.
Domande frequenti
Come si capisce quando alzare senza aspettare il proprio ritmo di prenotazione?
Guardando la disponibilità delle destinazioni premium sulle stesse date, con qualche settimana di anticipo. Quando le loro camere si esauriscono, la domanda che non trovano posto comincia a scendere, e a quel punto un aumento è assorbito senza perdita di conversione. Chi aspetta invece il proprio ritmo di prenotazione si accorge della compressione quando è già in corso, e alza quando ha già venduto a prezzo basso la parte migliore dell’inventario. È l’unico caso in cui osservare i concorrenti serve davvero: non per copiarne il prezzo, ma per leggerne la saturazione.
Il giorno di cambio fisso al sabato conviene ancora?
D’estate sì, finché la durata media resta lunga: con soggiorni di due settimane le notti perse sono poche e il vantaggio organizzativo è grande. D’inverno la questione è diversa, perché fuori dalle settimane bianche la domanda è di due o tre notti e il sabato obbligatorio taglia via gran parte del weekend. La soluzione praticabile è tenere il cambio fisso solo nelle settimane a domanda alta e liberarlo nel resto della stagione, misurando ogni anno quante camere-notte restano orfane.
Vale la pena investire per attirare clientela straniera?
Poco, per una ragione strutturale. La domanda straniera che arriva sulle Dolomiti sceglie prima il nome della destinazione e poi la struttura, e queste valli non hanno quel nome: l’investimento andrebbe a costruire notorietà, la cosa più cara e più lenta da comprare. Rende di più la clientela italiana di ritorno e la domanda che scende dai vicini saturi, che è già in movimento e costa solo intercettarla.
Stessa meccanica, altre destinazioni
Le festività sono date fisse a domanda rigida; il resto dipende dalla neve e dai calendari scolastici esteri.
- LivignoLombardia
- Alagna Valsesia (versante piemontese Monterosa Ski)Piemonte
- Altopiano della Paganella — Andalo, Molveno, Fai, CavedagoTrentino
- Alpe Cimbra — Folgaria, Lavarone, LusernaTrentino
- Plan de Corones / Kronplatz — Brunico, Riscone, Valdaora, San VigilioAlto Adige
- San Martino di Castrozza / Primiero / Passo RolleTrentino
Strumenti citati in questa pagina
- I sette calcolatori — occupazione di pareggio, costo di canale, prezzo minimo, sconti, gruppi, overbooking
- Il glossario — ogni termine usato qui ha una pagina con definizione, formula ed esempio
- I cinque volumi — il metodo per esteso, con i conti svolti