Numeri e redditività

Il cruscotto minimo: dieci numeri e nessuno di piu

I dieci numeri da guardare ogni settimana, con la definizione operativa che li rende confrontabili, il confronto giusto, il proprietario e la soglia che fa scattare un'azione.

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Un cruscotto che funziona ha dieci righe: sei che guardano avanti e si leggono ogni lunedì, quattro che guardano indietro e si leggono a mese chiuso. Ogni riga ha una definizione scritta, un confronto fisso, un proprietario e una soglia oltre la quale qualcuno fa qualcosa. Tutto quello che non rispetta queste quattro condizioni non è un indicatore, è una curiosità.

Il problema dei cruscotti non è che manchino i numeri. È che ce ne sono troppi, che nessuno sa più chi li produce, e che quando tutti scendono insieme nessuno sa quale guardare per primo. Un foglio con quaranta righe non viene letto: viene sfogliato, e sfogliare non è una decisione.

Prendo come banco di prova un tre stelle di 62 camere in un capoluogo del centro Italia, aperto tutto l’anno, e alla fine compilo il suo cruscotto in una settimana qualsiasi di aprile. Tutti i numeri che seguono sono costruiti su quella struttura.

I dieci numeri, con la definizione che li rende confrontabili#

La definizione conta più del numero. «Occupazione» senza specificare se le camere fuori servizio stanno al numeratore, al denominatore o da nessuna parte produce tre valori diversi dallo stesso mese. Se due persone in struttura leggono lo stesso indicatore e ottengono due cifre, il cruscotto è già rotto.

# Indicatore Definizione operativa Frequenza Confronto
1 Camere a libro per il mese in corso Camere confermate a sistema per notti del mese, al netto delle cancellazioni già registrate, escluse le camere fuori servizio Settimanale Stesso giorno dell’anno precedente
2 Tariffa media sul già venduto Ricavo camere a libro diviso camere a libro, al netto di IVA e imposta di soggiorno Settimanale Stesso giorno dell’anno precedente
3 Pickup a sette giorni Camere aggiunte negli ultimi sette giorni per arrivi entro novanta giorni, al netto delle cancellazioni dello stesso periodo Settimanale Media delle otto settimane precedenti
4 Previsione di chiusura del mese Camere a libro più camere che ti aspetti ancora di vendere, con la tariffa attesa sul residuo Settimanale Budget del mese
5 Scostamento dal budget in RevPAR RevPAR previsto a fine mese meno RevPAR di budget, in euro e in percentuale Settimanale Budget del mese
6 Costo di distribuzione Commissioni e costi di canale del mese chiuso divisi per il ricavo camere dello stesso mese Mensile Stesso mese dell’anno precedente
7 Quota del canale diretto Camere vendute da sito, telefono e posta elettronica divise per le camere vendute totali del mese chiuso Mensile Stesso mese dell’anno precedente
8 Costo variabile per camera venduta Costi che si accendono solo se la camera è occupata, distribuzione esclusa, divisi per le camere vendute Mensile Mese precedente e budget
9 GOPPAR del mese chiuso Risultato operativo lordo del mese diviso per le camere disponibili dello stesso mese Mensile Budget e stesso mese dell’anno precedente
10 Cassa a sessanta giorni Saldo dei conti più incassi attesi meno uscite già impegnate nei sessanta giorni successivi Settimanale Soglia minima decisa in anticipo

I primi cinque e il decimo si leggono il lunedì e riguardano il futuro. Dal sesto al nono si leggono a mese chiuso e riguardano il passato: servono a capire se il modo in cui hai venduto ti lascia qualcosa, non a decidere il prezzo di domani.

Il quarto numero è l’unico che richiede un calcolo vero, ed è quello che regge il quinto.

RevPARf=Ro+nr×ADRrC×g
RevPAR_f = (R_o + n_r × ADR_r) / (C × g)
RevPAR_fricavo per camera disponibile previsto a fine mese, in euroR_oricavo camere già a libro, in euron_rcamere che ti aspetti ancora di vendereADR_rtariffa media attesa sulle camere residue, in euroCcamere della strutturaggiorni del mese
La previsione non si fa sull'occupazione totale, ma solo sulle camere che devi ancora vendere e sul prezzo a cui le venderai

Separare il già venduto dal residuo evita l’errore più comune nelle previsioni fatte a mano: applicare la tariffa media attuale a tutto il mese. Le camere che restano da vendere quasi mai si vendono al prezzo di quelle già vendute, e il segno della differenza dice da solo che tipo di mese sarà.

Il cruscotto compilato: lunedì 7 aprile#

Hotel 62 camere, foto al 7 aprile

Camere disponibili in aprile (62 × 30)
1.860
Camere a libro per aprile
1.041
Occupazione a libro
55,97%
Ricavo camere a libro
117.008,40 €
Tariffa media sul venduto
112,40 €
Pickup ultimi 7 giorni (arrivi entro 90 giorni)
168 camere
Camere che ci aspettiamo ancora di vendere
320
Tariffa attesa sul residuo
119,20 €
Ricavo residuo atteso (320 × 119,20)
38.144,00 €
Ricavo previsto del mese
155.152,40 €
Camere previste a fine mese
1.361
Occupazione prevista
73,17%
Tariffa media prevista
114,00 €
RevPAR previsto
83,42 €
RevPAR di budget
86,00 €
Scostamento dal budget
−2,58 € per camera disponibile, cioè −3,0%
Ricavo camere in meno rispetto al budget
4.807,60 €

Cinque righe di cruscotto e una decisione già visibile. Il mese chiude sotto budget di 4.807,60 euro, e il modo per recuperarli è scritto nei numeri: a 119,20 euro di tariffa attesa sul residuo servono circa quaranta camere in più delle 320 previste, cioè meno di due camere al giorno per i ventitré giorni che restano. È una correzione che si può chiedere. «Recuperare tremila euro» non lo è.

La tariffa attesa sul residuo, 119,20 euro, è più alta di quella già a libro, 112,40. Vuol dire che il mese è stato aperto in vendita con tariffe basse e che la parte finale si vende meglio: se il pickup regge, l’errore è stato aprire troppo in basso, non essere sotto budget oggi. Se invece nelle prossime due settimane il pickup scende e devi abbassare il residuo, il problema è di domanda. Sono due diagnosi opposte, e le distingui solo tenendo separate le due tariffe.

A mese chiuso arrivano gli altri quattro numeri. Marzo, sulla stessa struttura, ha venduto 1.192 camere su 1.922 disponibili con una tariffa media di 104,50 euro: 124.564 euro di ricavo camere e 21.456 di altri ricavi. Il costo di distribuzione è stato l’11,8% del ricavo camere, cioè 14.698,55 euro; il costo variabile per camera venduta 19,40 euro, cioè 23.124,80; il costo degli altri ricavi il 40%, cioè 8.582,40. Il margine di contribuzione è 99.614,25 euro, i costi fissi del mese 66.000, quindi il risultato operativo lordo è 33.614,25 euro e il GOPPAR di marzo è 17,49 euro. La quota del diretto è stata 310 camere su 1.192, cioè il 26,0%.

Ogni riga ha un proprietario e una soglia#

Un indicatore senza proprietario non produce azioni: quando peggiora, tutti lo vedono e nessuno lo prende in carico. Un indicatore senza soglia produce discussioni: ogni settimana si ricomincia a decidere se quel movimento sia abbastanza grande da meritare qualcosa.

Indicatore Proprietario Soglia di intervento Azione
Pickup a sette giorni Chi decide il prezzo Due settimane consecutive sotto la media di oltre uno scarto tipo Rivedere restrizioni e tariffe sulle date scoperte
Scostamento dal budget Chi decide il prezzo Oltre 3 euro di RevPAR sul mese in corso Piano di recupero scritto, con le camere e le date
Costo di distribuzione Direzione Due punti sopra lo stesso mese dell’anno prima Verifica del mix di canali prima di toccare i prezzi
Quota del diretto Marketing Tre punti sotto l’anno precedente Controllo su sito, motore e campagne sul nome
Costo variabile per camera Direzione operativa Oltre 1 euro sopra il budget Verifica di lavanderia, colazione e straordinari
Cassa a sessanta giorni Amministrazione Sotto la soglia minima decisa Anticipare incassi o rinviare uscite non vincolate

Le soglie vanno scritte con la variabilità del numero in mano, non a sentimento. Sulla struttura di esempio il pickup delle ultime otto settimane è stato 152, 181, 138, 176, 168, 197, 149, 183: media 168 camere, valori fra 138 e 197, scarto tipo 20 camere. Una settimana a 140 sta dentro l’oscillazione normale e non significa nulla. Una soglia fissata a «meno del dieci per cento rispetto alla settimana prima» farebbe scattare un allarme quasi ogni settimana, e dopo un mese nessuno lo ascolterebbe più.

Perché quaranta indicatori peggiorano le decisioni#

Il primo motivo è il tempo. Se ogni riga richiede novanta secondi per essere letta e capita nel contesto, dieci righe sono quindici minuti e quaranta righe un’ora. Un’ora a settimana per leggere un foglio non la mette nessuno, quindi il foglio da quaranta righe viene guardato per quindici minuti come quello da dieci: si leggono le prime dieci righe, scelte dall’ordine in cui sono state aggiunte anziché dalla loro importanza.

Il secondo motivo è il costo di produzione. Una riga in più costa a chi la compila circa venti minuti a settimana fra estrazione, controllo e correzione: quarantacinque settimane l’anno fanno quindici ore. A 28 euro l’ora di costo aziendale sono 420 euro l’anno per riga. Trenta righe che nessuno guarda costano 12.600 euro l’anno, spesi da qualcuno che in quelle 450 ore avrebbe potuto lavorare le richieste dirette.

Il terzo motivo è il più serio: con quaranta numeri si trova sempre un numero che dà ragione alla decisione già presa. Dieci numeri con soglie scritte prima non lo permettono.

L'indicatore che nasce da una domanda

Il proprietario chiede in riunione «quante camere abbiamo venduto ai tedeschi a giugno?». La domanda è legittima e la risposta si trova in dieci minuti. Ma la settimana dopo compare una riga fissa «camere mercato Germania», e da lì in poi qualcuno la compila per sempre. Nessuno la toglie, perché toglierla sembra dire che la domanda era sbagliata. In tre anni il cruscotto ha quaranta righe di cui trenta nate così. La regola che lo evita è una sola: una domanda occasionale si risponde con un’estrazione occasionale, e una riga nuova entra nel cruscotto solo se ne esce una vecchia. Ogni riga ha una data di revisione: se in sei mesi non ha prodotto nessuna decisione, esce.

Che cosa questo cruscotto non vede#

La cosa meno ovvia è che i dieci numeri non sono dieci informazioni. Le camere a libro, la tariffa sul venduto, la previsione di chiusura e lo scostamento dal budget descrivono in gran parte lo stesso oggetto da quattro angoli: se il primo si muove, quasi sempre si muovono anche gli altri tre. Le informazioni indipendenti sono cinque o sei. La ridondanza è utile, perché serve a scoprire gli errori di estrazione, ma non va scambiata per copertura: aggiungere una quinta vista sullo stesso fenomeno non ti dice niente di nuovo, mentre non avere alcuna vista sui costi ti costa il margine.

Il cruscotto minimo non vede il mix per segmento, la marginalità per tipologia di camera, il costo di spiazzamento di un gruppo che stai per accettare, la posizione di prezzo rispetto ai concorrenti. Sono tutte cose che servono, e proprio per questo non stanno in un cruscotto settimanale: stanno in analisi che si fanno quando si deve prendere quella decisione lì, con il tempo che meritano. Confondere il cruscotto con l’archivio delle analisi è il modo più comune di rovinarlo.

C’è poi un caso in cui dieci righe non bastano davvero: la struttura con reparti che si comportano da aziende autonome, un ristorante aperto anche all’esterno o un centro benessere con clientela locale. Lì la soluzione non è allungare il cruscotto a venti righe, ma tenerne due da dieci, ciascuno con il suo proprietario, e portare in direzione solo la riga di risultato di ciascuno.

Infine, tutti e dieci i numeri possono essere in ordine mentre la struttura sta perdendo posizione. Il cruscotto misura come stai vendendo adesso, non se il prodotto regge fra due anni: manutenzione rinviata, punteggio delle recensioni che scivola, personale che si rinnova troppo spesso non compaiono in nessuna delle dieci righe, e quando compaiono ci arrivano attraverso il RevPAR, con due anni di ritardo.

Cosa fare lunedì mattina#

  1. Elenca tutte le righe del cruscotto che usi oggi e segna, per ciascuna, l’ultima decisione che ha prodotto. Le righe senza decisione escono.
  2. Scrivi la definizione operativa delle dieci righe che restano in una riga di testo ciascuna, e falla verificare a chi estrae i dati: se ottiene un numero diverso dal tuo, la definizione è ambigua.
  3. Fissa per ogni riga il confronto, e uno solo: anno precedente allo stesso punto, budget, o media delle otto settimane precedenti.
  4. Calcola la previsione di chiusura del mese in corso separando il ricavo già a libro dal residuo, e confronta la tariffa dei due blocchi.
  5. Assegna un nome e cognome a ogni riga, e scrivilo sul foglio accanto al numero.
  6. Calcola media e scarto tipo delle ultime otto letture del pickup e usa quel numero per fissare la soglia, invece di una percentuale scelta a caso.
  7. Metti in calendario una revisione semestrale del cruscotto con una regola sola: per far entrare una riga nuova bisogna indicare quale esce.

Domande frequenti#

Perché dieci e non quindici indicatori?#

Perché il vincolo vero è il tempo di lettura, non la disponibilità dei dati. Con novanta secondi a riga, dieci indicatori stanno in un quarto d’ora, che è il tempo che una riunione settimanale dedica davvero ai numeri prima di passare ai problemi del giorno. Sopra quella soglia le righe in fondo non vengono lette, e una riga non letta ha costo positivo e beneficio nullo.

Ogni quanto vanno lette le righe che guardano indietro?#

A mese chiuso, quando la contabilità ha registrato commissioni e costi, e non prima: leggerle a metà mese su dati parziali produce oscillazioni che dipendono da quando arrivano le fatture, non dalla gestione. L’unica eccezione è la cassa, che va guardata ogni settimana perché il suo orizzonte utile è di sessanta giorni, non di trenta.

Che confronto uso se non ho lo storico dell’anno precedente?#

Usa il budget per le righe che guardano indietro e la media mobile delle otto settimane precedenti per quelle che guardano avanti. Sono confronti più deboli, ma hanno un vantaggio: sono costruiti sui tuoi dati e non su una media di mercato che non puoi verificare. Dopo dodici mesi di letture regolari avrai lo storico, e a quel punto il confronto con l’anno precedente diventa il principale.

Chi deve compilare materialmente il cruscotto?#

Una persona sola, sempre la stessa, con una procedura scritta di dieci righe che dica da quale sistema si prende ogni dato e con quale filtro. Chi lo compila non deve essere chi lo commenta, perché è difficile segnalare un numero che sta peggiorando quando quel numero misura il proprio lavoro. Il tempo di compilazione, con i dati puliti, non dovrebbe superare i quaranta minuti a settimana.

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