Prezzo e tariffe

Pacchetti: come si costruiscono senza regalare margine

Un pacchetto rende solo se le componenti costano poco al margine e valgono molto per chi le compra. La formula, la soglia oltre cui lo sconto si mangia tutto, e tre pacchetti calcolati riga per riga.

13 min di lettura 2.565 parole

Un pacchetto crea margine quando le cose che aggiungi costano poco al margine e valgono molto per chi le compra. Il conto è uno: prezzo del pacchetto meno la somma dei costi marginali, confrontato con quello che le stesse notti avrebbero prodotto senza. Se la differenza è negativa non è un pacchetto, è uno sconto con una fotografia sopra.

La confusione nasce perché con la stessa parola si fanno due mestieri. Uno è di prezzo: vendere più basso a chi non pagherebbe la tariffa piena, senza far vedere il ribasso. L’altro è di prodotto: far comprare servizi che l’ospite da solo non avrebbe comprato.

Lavoro su una struttura dichiarata: un quattro stelle di 64 camere con ristorante da 70 coperti e una piccola area benessere, su un lago del nord Italia. In media stagione la tariffa flessibile è 140,00 euro a notte in doppia con colazione e il costo variabile per camera venduta è 26,00 euro. Tutti i numeri che seguono nascono da qui.

Due oggetti diversi con lo stesso nome#

Il pacchetto-prezzo è uno sconto travestito. Funziona solo se è un recinto tariffario vero: per avere quel prezzo l’ospite deve accettare una condizione che gli costa qualcosa, due notti minime, trenta giorni di anticipo, prepagamento. Senza condizione quel prezzo è la tua nuova tariffa, e lo prende anche chi pagava pieno.

Il pacchetto-prodotto non tocca la tariffa: aggiunge. Vende cena, percorso benessere, transfer a chi non li avrebbe comprati da solo. Il margine non arriva dalla camera ma dalle componenti, e il rischio è opposto: regalare a chi avrebbe comprato comunque.

Domanda Pacchetto come strumento di prezzo Pacchetto come strumento di prodotto
A chi si rivolge a chi non prenoterebbe a tariffa piena a chi prenoterebbe comunque, ma spenderebbe meno
Da dove viene il margine da notti che sarebbero rimaste vuote dalle componenti aggiunte
Che cosa lo tiene separato una condizione che costa all’ospite il contenuto, non la condizione
Quando va aperto nei periodi che non riempiono se la capacità dei servizi regge
Rischio principale lo comprano quelli che pagavano pieno si regala quello che si vendeva già

Il conto che decide#

Il margine di un pacchetto si calcola con il costo marginale delle componenti, cioè quello che esce di cassa in più perché quell’ospite le consuma. La cena non costa quanto il prezzo di menu né quanto il costo pieno del reparto: costa materia prima più personale.

MC=Pccami=1nci
MC = P – c_cam – ∑_i=1^n c_i
MCmargine di contribuzione del pacchetto, in euroPprezzo di vendita, in euroc con pedice camcosto variabile della camera per l'intero soggiorno, in euroc con pedice icosto marginale della componente i-esima, in euronnumero di componenti oltre al pernottamento
Quanto resta in cassa quando quel pacchetto viene venduto

Questo numero da solo non decide: un pacchetto con margine positivo è un errore se quelle notti avrebbero prodotto di più vendute in un altro modo. Il confronto è contro l’alternativa migliore, mai contro zero.

Δ=MCMCalt
Δ = MC – MC_alt
Deltaguadagno del pacchetto rispetto all'alternativa, in euroMCmargine di contribuzione del pacchetto, in euroMC con pedice altmargine dell'uso alternativo delle stesse notti e degli stessi servizi, in euro
Il pacchetto conviene solo se questa differenza è positiva: il segno di MC non basta

Costruire l’alternativa è la parte difficile. Non è «quello che avrei incassato a listino», è quello che sarebbe realmente successo: notti vuote, camera a tariffa flessibile, massaggio venduto a un esterno. Sbagliarla è il modo più comune di far tornare un pacchetto che non torna.

Costo marginale o costo pieno: quando cambia la convenzione#

Il costo marginale è il costo giusto finché la componente ha capacità libera. Una cena in più con venti coperti liberi costa la materia prima; la stessa cena in una sala piena costa il margine del coperto che sposti. Quando la componente è satura il costo rilevante è il prezzo pieno.

Il secondo caso in cui il costo marginale mente è il volume. Se il pacchetto con cena riempie il ristorante tutte le sere, i costi trattati come fissi smettono di esserlo: serve un cuoco in più. La convenzione va rivista sopra una quota decisa in anticipo, per esempio un quarto delle camere vendute.

Il terzo caso è organizzativo. Se ristorante e spa hanno un conto economico separato, valorizzare le componenti al costo marginale azzera il loro margine e li mette contro il pacchetto. La soluzione è politica: si concorda un prezzo di trasferimento interno e lo si usa per tutti. Deve essere uno solo e dichiarato, non perfetto.

Che cosa vale la pena mettere dentro#

Il criterio è il rapporto fra quello che l’ospite crede di ricevere e quello che ti costa darglielo.

L=Vc
L = (V) / (c)
Lleva della componente, numero puroVvalore percepito della componente, approssimato dal prezzo a listino, in euroccosto marginale della componente, in euro
Sopra 3 la componente compra percezione a poco prezzo; sotto 2 stai regalando margine
Componente Prezzo a listino Costo marginale Leva Vincolo che la rovina
Parcheggio, una notte 15,00 1,50 10,00 posti esauriti nei fine settimana
Late check-out alle 15 25,00 3,00 8,33 giornate con arrivi pieni
Percorso benessere, a persona 30,00 6,50 4,62 capienza dell’area umida
Bottiglia di vino locale in camera 28,00 9,00 3,11 nessuno, se il vino è di casa
Cena alla carta, a persona 45,00 17,50 2,57 coperti del ristorante
Massaggio da 50 minuti 70,00 35,00 2,00 slot della terapista

La lettura non è «metti dentro solo il parcheggio». Le componenti ad alta leva costruiscono la percezione di valore; quelle a bassa leva entrano quando sono il motivo per cui l’ospite compra: un pacchetto benessere senza massaggio non esiste.

Il limite della tabella va detto subito: approssimare il valore percepito con il listino è ottimistico. L’ospite non attribuisce al parcheggio incluso i 15,00 euro che gli chiederesti, ma quello che vale per lui, e dipende dal fatto che sia arrivato in auto. La leva ordina le componenti fra loro, non misura la disponibilità a pagare.

Tre pacchetti costruiti#

Due notti con cena#

Due notti in doppia con colazione e una cena alla carta per due. A listino 280,00 di camera e 90,00 di cena, cioè 370,00; il pacchetto si vende a 330,00, sconto apparente 40,00 euro, il 10,8 per cento.

Pacchetto due notti con cena, quattro stelle di 64 camere sul lago, media stagione

Prezzo del pacchetto
330,00 euro
Costo variabile camera, 2 notti per 26,00
52,00 euro
Costo marginale cena, 2 persone per 17,50
35,00 euro
Costo marginale totale
87,00 euro
Margine di contribuzione del pacchetto: 330,00 meno 87,00
243,00 euro
Alternativa, due notti a 140,00 senza cena: 280,00 meno 52,00
228,00 euro
Guadagno se l’ospite non avrebbe cenato in casa: 243,00 meno 228,00
15,00 euro
Alternativa se avrebbe cenato comunque a listino: 370,00 meno 87,00
283,00 euro
Perdita in quel caso: 243,00 meno 283,00
meno 40,00 euro

La perdita coincide con lo sconto: se l’ospite avrebbe comprato tutto lo stesso, il pacchetto ha solo tolto 40,00 euro dal conto. Vive quindi sulla quota di compratori che senza di esso non avrebbero cenato in casa. La soglia si trova ponendo a zero il guadagno atteso, q=1515+40, cioè 0,273: se più del 27,3 per cento di chi compra avrebbe cenato comunque da te, il pacchetto distrugge margine.

Pacchetto benessere#

Due notti, percorso benessere per due e un massaggio da 50 minuti a testa. A listino 280,00 di camera, 60,00 di percorso e 140,00 di massaggi: 480,00. Prezzo del pacchetto 430,00, sconto 50,00 euro, il 10,4 per cento.

Pacchetto benessere, due notti, stessa struttura

Prezzo del pacchetto
430,00 euro
Costo variabile camera, 2 notti per 26,00
52,00 euro
Costo marginale percorso benessere, 2 per 6,50
13,00 euro
Costo marginale massaggi, 2 per 35,00
70,00 euro
Costo marginale totale
135,00 euro
Margine di contribuzione del pacchetto: 430,00 meno 135,00
295,00 euro
Alternativa con spa libera, due notti a listino: 280,00 meno 52,00
228,00 euro
Guadagno con spa libera: 295,00 meno 228,00
67,00 euro
Alternativa con spa satura: 228,00 più due massaggi venduti a terzi, 2 per 35,00
298,00 euro
Guadagno con spa satura: 295,00 meno 298,00
meno 3,00 euro

La terapista lavora a chiamata e fa al massimo sei trattamenti al giorno. Nei giorni in cui quei sei posti si vendono da soli, ogni massaggio incluso ne sposta uno a prezzo pieno, e il margine perso è 70,00 meno 35,00, cioè 35,00 euro. Lo stesso pacchetto passa da 67,00 euro di guadagno a 3,00 di perdita senza che nessuno abbia toccato il prezzo: una componente a capacità stretta si governa con la disponibilità, non con la tariffa.

Lungo soggiorno#

Sette notti a 780,00 euro contro 980,00 a tariffa flessibile: 200,00 di sconto, il 20,4 per cento. Cambia anche il costo, perché con la pulizia completa in tre giornate e il riassetto nelle altre il costo variabile scende da 26,00 a 16,00 euro nelle giornate leggere.

Pacchetto sette notti, stessa struttura, media stagione

Prezzo del pacchetto
780,00 euro
Giornate con pulizia completa, 3 per 26,00
78,00 euro
Giornate con riassetto leggero, 4 per 16,00
64,00 euro
Costo variabile totale
142,00 euro
Margine di contribuzione: 780,00 meno 142,00
638,00 euro
Alternativa realistica, 3 notti vendute e 4 vuote: 420,00 meno 78,00
342,00 euro
Guadagno in periodo che non riempie: 638,00 meno 342,00
296,00 euro
Alternativa in periodo che riempie: 980,00 meno 182,00
798,00 euro
Perdita in quel caso: 638,00 meno 798,00
meno 160,00 euro
Pacchetto e ipotesi Prezzo Costo marginale Margine Alternativa Differenza
Due notti con cena, ospite senza cena prevista 330,00 87,00 243,00 228,00 +15,00
Due notti con cena, ospite che cenava comunque 330,00 87,00 243,00 283,00 -40,00
Benessere, spa con posti liberi 430,00 135,00 295,00 228,00 +67,00
Benessere, spa satura 430,00 135,00 295,00 298,00 -3,00
Sette notti, periodo scarico 780,00 142,00 638,00 342,00 +296,00
Sette notti, periodo pieno 780,00 142,00 638,00 798,00 -160,00

Sei righe, e in tre il pacchetto perde: il prezzo non cambia mai, cambia il contesto. Per questo un pacchetto non si giudica una volta sola.

Il pacchetto che nessuno ha chiuso

L’errore che costa di più non è sbagliare il prezzo del pacchetto, è dimenticarsi di chiuderlo. Il due notti con cena viene caricato in bassa stagione, con la tariffa flessibile a 140,00 euro, e resta aperto sul ponte di primavera, quando la stessa camera si vende a 185,00. Lì l’alternativa vale 370,00 meno 52,00 di costo variabile, cioè 318,00 euro, contro i 243,00 del pacchetto: 75,00 persi a soggiorno, 1.500,00 su venti soggiorni.

Scorporo, IVA e conti dei reparti#

Un pacchetto a prezzo unico contiene componenti con trattamenti fiscali diversi: alloggio e somministrazione di alimenti e bevande scontano l’aliquota ridotta del 10 per cento, mentre alcuni servizi accessori, per esempio i trattamenti estetici, scontano quella ordinaria del 22 per cento. In quale casella finisca un singolo servizio non si risolve con il buon senso: aliquote e perimetro vanno verificati alla data con il consulente.

Il criterio più diffuso di scorporo della tariffa pacchetto ripartisce il prezzo unico in proporzione ai listini delle componenti. Sul pacchetto benessere, che a listino vale 480,00 euro, la camera pesa 280,00, il percorso 60,00 e i massaggi 140,00.

Scorporo proporzionale del pacchetto benessere venduto a 430,00 euro

Alloggio: 430,00 per 280,00 diviso 480,00
250,83 euro
Percorso benessere: 430,00 per 60,00 diviso 480,00
53,75 euro
Massaggi: 430,00 per 140,00 diviso 480,00
125,42 euro
Somma delle tre quote: 430,00 euro

Due avvertenze. Il criterio va scelto una volta e applicato a tutti i pacchetti: è la coerenza a renderlo difendibile, non l’eleganza. E l’imposta di soggiorno non è un ricavo della struttura, quindi in genere resta fuori dal prezzo del pacchetto e va indicata a parte, secondo il regolamento del comune.

Lo stesso scorporo serve dentro casa, e quasi nessuno lo fa. Se i 430,00 euro finiscono tutti sul ricavo camere, ristorante e spa risultano vuoti e il ricavo per camera disponibile esce gonfiato. Chi legge quei numeri l’anno dopo decide male su entrambi i reparti.

Quando il pacchetto non è lo strumento giusto#

Il primo limite è quello che i tre esempi mostrano di continuo: tutto dipende dall’alternativa, e l’alternativa è una stima. Nessuno sa quale quota dei compratori avrebbe cenato comunque, e la differenza fra 15,00 euro di guadagno e 40,00 di perdita sta lì. L’unica cosa onesta è tenerlo in vendita per un periodo definito e guardare poi se il ricavo per camera occupata è cresciuto.

Il secondo è meno ovvio. Un pacchetto sposta domanda, non la crea, e la sposta anche dai tuoi altri prodotti: un due notti con cena a 330,00 euro accanto a una mezza pensione che vendevi a 350,00 chiude la mezza pensione. La perdita non si vede nel conto del pacchetto, si vede nel calo del prodotto vicino tre mesi dopo.

Il terzo riguarda la comparabilità. Un pacchetto è un prodotto diverso e non entra nel confronto con le tariffe pubblicate altrove: è uno dei motivi per cui si usa. Ma se il contenuto è simbolico, una bottiglia d’acqua e un dolce, resta una tariffa più bassa con un nome, e lo decide chi guarda, non tu.

Il quarto è di magazzino. Un pacchetto con più notti minime lascia code di notti invendibili ai bordi dei periodi pieni, e quel costo non compare nel calcolo del prodotto: si vede sul calendario.

Domande frequenti#

Il pacchetto devo scontarlo oppure no?#

Dipende da quale dei due mestieri stai facendo. Se serve a riempire notti che resterebbero vuote, lo sconto è il motivo per cui il pacchetto esiste e va protetto da una condizione che l’ospite accetta. Se serve a far comprare servizi, lo sconto può essere zero: il valore sta nel non dover decidere due volte e nel prezzo bloccato in anticipo.

Con quale costo valuto la cena inclusa: il prezzo di menu o la materia prima?#

Nessuno dei due. Si usa il costo marginale, materia prima più il personale che serve in più per quel coperto: nell’esempio 17,50 euro contro i 45,00 di menu. Vale finché il ristorante ha coperti liberi: se la sala è piena il costo giusto torna a essere il margine del coperto che sposti, e il pacchetto va chiuso in quelle date.

Come si divide il prezzo del pacchetto fra camera e servizi?#

Il criterio più usato è la ripartizione proporzionale ai listini delle singole componenti, come nell’esempio qui sopra. Va concordato con il consulente fiscale, messo per iscritto e applicato a tutti i pacchetti: è la coerenza nel tempo a renderlo sostenibile. Serve anche a non gonfiare il ricavo camere a scapito dei reparti.

Posso vendere pacchetti anche in alta stagione?#

Puoi, ma quasi mai con lo stesso pacchetto che usi in bassa. Nei periodi che riempiono da soli il pacchetto sostituisce vendite a tariffa piena e lo sconto diventa perdita secca, come nel riquadro: 75,00 euro a soggiorno. Un pacchetto di alta stagione si costruisce senza sconto sulla camera e con componenti che hanno capacità libera.

Cosa fare lunedì mattina#

  1. Elenca le componenti che puoi includere e scrivi accanto a ciascuna listino e costo marginale vero. Se il secondo non lo conosci, quel pacchetto non si può costruire.
  2. Calcola la leva di ogni componente e tieni in cima quelle sopra 3. Le altre entrano solo se sono il motivo per cui l’ospite compra.
  3. Per ogni pacchetto in vendita rifai il margine di contribuzione e confrontalo con le stesse notti a tariffa flessibile. Se la differenza è negativa, toglilo dal sito.
  4. Segna sui prossimi novanta giorni le date che prevedi sopra l’80 per cento di occupazione: lì i pacchetti vanno chiusi, non lanciati.
  5. Dai a ogni pacchetto una data di fine vendita e una di fine soggiorno.
  6. Concorda con il consulente il criterio di scorporo del prezzo unico e usalo per tutti i pacchetti.
  7. Verifica che ogni pacchetto abbia una condizione che lo separa dalla tariffa flessibile: notti minime, anticipo o prepagamento.
  8. Assegna a ogni pacchetto un codice tariffa distinto: fra tre mesi saprai quante camere ha venduto e con quale margine.

Da leggere dopo