Il dato di prima parte in una struttura ricettiva: come si costruisce e quanto vale
Anagrafiche, consensi e storico dei soggiorni sono l'unico patrimonio di dati che nessuno può toglierti. Qui c'è la formula per calcolarne il valore in euro, il conto di quanto ti costano i duplicati e la differenza pratica fra consenso al trattamento e consenso commerciale.
12 min di lettura 2.360 parole
Il dato di prima parte di una struttura ricettiva è l’insieme di anagrafiche, consensi e storico dei soggiorni che raccogli tu, direttamente dai tuoi ospiti, e che puoi usare senza chiedere il permesso a un intermediario. Vale esattamente quanto il margine che riesci a rigenerare senza ricomprare la stessa persona: un numero che si calcola, non si dichiara, e che nella struttura dell’esempio arriva a 98,27 euro per contatto.
La ragione per cui questo patrimonio conta più di prima è che tutto il resto si sta chiudendo. Gli identificatori di terze parti spariscono dai browser, i portali mascherano gli indirizzi, le piattaforme pubblicitarie restituiscono meno dettaglio di prima. Quello che resta stabile è quello che hai raccolto tu al banco e nel motore di prenotazione. La brutta notizia è che nella maggior parte delle strutture quel patrimonio esiste già ed è inutilizzabile, perché è spezzato in duplicati e privo di consensi tracciabili.
I conti seguono una struttura di riferimento dichiarata: un quattro stelle di 62 camere in un capoluogo del nord-est, prevalenza di clientela d’affari infrasettimanale, 16.740 camere vendute su 22.630 disponibili (occupazione 74%), tariffa media 132 euro, soggiorno medio 1,8 notti, quindi 9.300 soggiorni all’anno. Numeri costruiti per l’esempio: il metodo si rifà con i propri.
Dove nasce il dato, e quanto ne arriva davvero#
Le fonti sono quattro e producono materiale di qualità molto diversa. Il motore di prenotazione dà l’indirizzo reale insieme al pagamento, ed è la fonte migliore. Il banco è l’unica occasione in cui puoi correggere un indirizzo sbagliato e chiedere un consenso spiegandolo a voce. I portali danno il soggiorno ma non la persona. Il gestionale non è una fonte: è il luogo dove le altre tre finiscono, bene o male.
| Fonte del soggiorno | Soggiorni all’anno | Con indirizzo reale verificato | Consensi commerciali nuovi |
|---|---|---|---|
| Motore di prenotazione | 2.790 | 2.790 | 1.395 |
| Portali (indirizzo mascherato) | 4.650 | 1.860 | 930 |
| Telefono ed email dirette | 1.395 | 1.395 | 558 |
| Gruppi e convenzioni | 465 | 279 | 93 |
| Totale | 9.300 | 6.324 (68,0%) | 2.976 (32,0%) |
Due terzi dei soggiorni lasciano un indirizzo utilizzabile e un terzo lascia anche un consenso commerciale. La differenza fra le due colonne è tutta lavoro di banco: l’indirizzo lo hai comunque, per la schedina e per la fattura, ma il consenso commerciale te lo devi far dare.
Il conto della crescita annua della lista è questo. Dei 2.976 consensi nuovi, 640 appartengono a persone già presenti in anagrafica, quindi i nuovi netti sono 2.336. Nello stesso anno escono 1.150 contatti fra disiscrizioni, revoche, rimbalzi permanenti e indirizzi aziendali cessati. Una base di 6.150 contatti raggiungibili chiude l’anno a 7.336, cioè il 19,3% in più.
L’indirizzo mascherato dei portali: cosa si può e cosa no#
Le grandi piattaforme non ti danno l’indirizzo dell’ospite: ti danno un alias che inoltra i messaggi e che smette di funzionare qualche giorno dopo la partenza. Quell’alias serve a gestire quella prenotazione, e il contratto con la piattaforma lo dice. Usarlo per mandare un’offerta è una violazione contrattuale, e in più manca la base giuridica per la comunicazione commerciale: hai un indirizzo, non un consenso.
Quello che puoi fare è tutto in loco. Al check-in chiedi l’indirizzo vero per motivi operativi legittimi — la ricevuta, il documento di soggiorno, l’accesso alla rete — e in quello stesso momento poni la domanda del consenso commerciale, separata e facoltativa. Nella tabella sopra questo lavoro converte 1.860 dei 4.650 soggiorni da portale in indirizzi reali e 930 in consensi. È il quaranta per cento e il venti per cento di quel flusso: numeri che dipendono solo da quanto è addestrato chi sta al banco.
C’è una scorciatoia che sembra furba e non lo è: registrare l’alias in anagrafica e poi cercare l’indirizzo vero con strumenti di arricchimento esterni. Oltre al problema di base giuridica, quegli indirizzi non hanno consenso, non hanno origine tracciabile e nella pratica hanno un tasso di errore che porta rimbalzi. Si compra un problema per risolverne un altro.
L’anagrafica unica, e perché il duplicato è il nemico numero uno#
Un’anagrafica unica è un elenco in cui ogni persona compare una volta sola, con tutti i suoi soggiorni attaccati. Sembra ovvio e quasi nessuno ce l’ha, perché ogni prenotazione crea un record nuovo e le chiavi non coincidono mai: lo stesso ospite arriva una volta come «Mario Rossi», una volta come «M. Rossi» con l’indirizzo aziendale, una volta come nome della moglie perché ha prenotato lei.
La regola di fusione che funziona nella pratica è a due livelli. Primo livello, certo: indirizzo di posta normalizzato identico, oppure numero di documento identico. Questi si fondono da soli. Secondo livello, probabile: cognome più data di nascita, oppure cognome più numero di telefono normalizzato con prefisso internazionale. Questi non si fondono in automatico, finiscono in una coda di verifica che qualcuno guarda una volta al mese. Fondere in automatico sul solo cognome più città è il modo più rapido per unire due persone diverse, che è un errore peggiore del duplicato.
Quanto costa un duplicato, in euro#
Il danno non è l’invio doppio, che è solo fastidioso. Il danno è che il duplicato spezza lo storico, e lo storico spezzato abbassa il tasso di ritorno misurato. Nella struttura di riferimento l’anagrafica accumulata in tre anni contiene 21.600 record; dopo la deduplica ne restano 16.400, cioè 5.200 duplicati, il 24,1% del totale.
Nell’anno di riferimento i contatti raggiungibili a inizio anno sono 6.150 e generano 775 soggiorni. Il tasso di ritorno vero è quindi . Con l’anagrafica sporca, però, 263 di quei soggiorni finiscono su record nuovi e non vengono riconosciuti come ritorni: il tasso misurato scende a . La struttura crede di avere un terzo di ritorni in meno di quelli che ha, e su quella convinzione decide quanto investire nel canale diretto.
Quanto vale un contatto attivo#
Il valore di un contatto è il margine che genera nel tempo, attualizzato. Serve un margine per soggiorno, un tasso di ritorno annuo, un orizzonte e un tasso di sconto. Nessuno dei quattro va preso da fuori: escono tutti dai tuoi dati, tranne il tasso di sconto che decidi tu.
Valore di un contatto attivo, hotel 62 camere nord-est
- Ricavo per soggiorno (132 € per 1,8 notti)
- 237,60 €
- Costo variabile di camera (19 € per 1,8 notti)
- 34,20 €
- Costo del canale diretto (3,4% di 237,60 €)
- 8,08 €
- Margine di contribuzione per soggiorno
- 195,32 €
- Tasso di ritorno annuo (775 su 6.150)
- 12,6%
- Tasso di sconto annuo
- 8%
- Orizzonte
- 5 anni
- Fattore di attualizzazione a 5 anni
- 3,993
- Valore del contatto attivo (0,126 per 195,32 € per 3,993)
- 98,27 €
Il numero da tenere è questo: 98,27 euro. È il tetto teorico di quanto ha senso spendere per acquisire un contatto nuovo, ed è anche il metro con cui giudicare se una campagna che porta iscritti costa troppo. Se acquisire un contatto ti costa 12 euro, stai comprando 98 euro di margine atteso: il rapporto è di poco più di otto a uno, e regge anche se la stima è sbagliata della metà.
Il tasso di ritorno non è costante#
L’ipotesi che p resti al 12,6% per cinque anni è generosa. Chi non torna nel primo anno ha una probabilità più bassa di tornare nel secondo. Rifacendo il conto con l’ipotesi che p cali del 20% ogni anno si ottiene un valore molto più prudente.
| Anno | Tasso di ritorno | Margine atteso | Valore attualizzato |
|---|---|---|---|
| 1 | 12,60% | 24,61 € | 22,79 € |
| 2 | 10,08% | 19,69 € | 16,88 € |
| 3 | 8,06% | 15,74 € | 12,49 € |
| 4 | 6,45% | 12,60 € | 9,26 € |
| 5 | 5,16% | 10,08 € | 6,86 € |
| Totale | 68,28 € |
Il valore scende da 98,27 a 68,28 euro, cioè del 30,5%. Fra due strutture che dichiarano lo stesso valore di un cliente nel tempo, quella che ha ipotizzato un tasso costante sta dichiarando un numero più alto senza avere niente di più.
E adesso rifai il conto con l’anagrafica sporca#
Con il tasso di ritorno misurato male, all’8,3% invece del 12,6%, la stessa formula dà euro invece di 98,27. La differenza è di 33,54 euro per contatto. Moltiplicata per i 6.150 contatti raggiungibili fa 206.271 euro di valore che esiste e non si vede. È il costo di non aver deduplicato: nessuna riga di conto economico lo registra, e proprio per questo nessuno lo ripara.
Consenso al trattamento e consenso commerciale: la differenza pratica#
Sono due cose diverse e vengono confuse continuamente. Il trattamento dei dati per eseguire il contratto di soggiorno e per gli obblighi di legge non richiede consenso: hai una base giuridica diversa, e chiedere un consenso che non serve peggiora la situazione, perché un consenso revocabile ti toglie il diritto di fare cose che dovevi fare comunque.
| Cosa vuoi fare | Serve il consenso? | Nota pratica |
|---|---|---|
| Gestire prenotazione, soggiorno, fattura | No | esecuzione del contratto |
| Comunicazioni agli organi competenti e statistiche obbligatorie | No | obbligo di legge |
| Conferma, pre-arrivo operativo, istruzioni di accesso | No | sono parte del servizio, non promozione |
| Offerte, riattivazione, apertura vendite | Sì | consenso specifico e documentato |
| Profilazione dei comportamenti per personalizzare l’offerta | Sì, separato | non si eredita dal consenso commerciale |
| Cedere o comunicare la lista a terzi | Sì, specifico | quasi mai difendibile in pratica |
Nel diritto italiano esiste un’eccezione limitata per la posta elettronica, all’articolo 130 comma 4 del Codice in materia di protezione dei dati personali: chi ha venduto un servizio a un cliente può usarne l’indirizzo per proporre servizi analoghi propri, se il cliente è stato informato alla raccolta e può opporsi in modo semplice e gratuito a ogni messaggio. Non copre l’acquisto di liste né la cessione a terzi, e va verificata alla data in cui la applichi. Il caso concreto è materia di un consulente, non di un articolo.
La regola operativa che risolve quasi tutti i problemi è una sola: ogni contatto porta con sé data, ora, canale e testo esatto del consenso raccolto. Un consenso che non sai da dove viene è un consenso che non hai.
Comprare una lista di indirizzi
Poniamo che ti offrano ventimila indirizzi «di turisti interessati alla tua zona» a quattro centesimi l’uno: 800 euro, che sembrano un affare rispetto ai 98,27 euro di valore di un contatto tuo. Non lo sono, per un motivo aritmetico prima che giuridico. Quei contatti non ti conoscono, quindi il loro tasso di ritorno non è il 12,6%: è vicino a zero, e la formula del valore restituisce un numero vicino a zero. Poi c’è il danno collaterale, che è il vero costo. Metti che uno su cinque di quegli indirizzi non sia più valido — è un’ipotesi, non un dato di settore: sono 4.000 rimbalzi in un invio, contro i 31 che produce la tua lista di 6.150 contatti a un tasso di rimbalzo ipotizzato dello 0,5%. I fornitori di posta guardano proprio quel rapporto, e la reputazione che perdi si scarica sugli invii alla lista buona, quella che vale 206.271 euro di valore già oggi invisibile. In più manca la base giuridica: il Regolamento generale sulla protezione dei dati prevede sanzioni fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato mondiale annuo, e il riferimento va verificato alla data.
Dove questo calcolo si rompe#
Il primo limite è di selezione. Il tasso di ritorno del 12,6% è misurato su chi ha lasciato l’indirizzo e il consenso, cioè su persone che erano già più affezionate della media. Attribuire quel tasso a un contatto acquisito in modo diverso — un iscritto da un concorso, un indirizzo raccolto a una fiera — è sbagliato, e nella pratica sovrastima.
Il secondo limite è di incrementalità, ed è più serio. Una parte dei 775 ritorni sarebbe avvenuta comunque, perché quell’azienda manda i suoi tecnici sempre nello stesso albergo. Se solo il 15% dei ritorni dipende davvero dal lavoro sul dato, il valore incrementale del contatto scende da 98,27 a 14,74 euro. Nessuna struttura singola ha i volumi per misurare quella quota con un gruppo di controllo, quindi va trattata come un’ipotesi dichiarata e non come un risultato.
Il terzo limite è quello che quasi nessuno dice, e non è quello che sembra. Verrebbe da concludere che con un valore incrementale così basso il sistema di gestione dei contatti non si ripaga. Non è vero: un sistema che costa 4.200 euro all’anno per 6.150 contatti costa 0,68 euro per contatto all’anno, cioè 2,72 euro su cinque anni attualizzati, e per pareggiarlo basta un tasso di ritorno dello 0,35%. Il software si ripaga quasi sempre. Quello che non si ripaga quasi mai è il tempo delle persone che devono tenerlo pulito, e quel costo non compare in nessun preventivo.
Il quarto limite è strutturale e definisce il tetto. Il dato di prima parte cresce solo con il flusso dei tuoi ospiti: 6.324 indirizzi verificati all’anno sono il massimo teorico, e non c’è modo legittimo di superarlo comprando. Una struttura piccola in una destinazione a bassa ripetizione può arrivare al limite del proprio bacino in due anni e poi fermarsi. Da quel punto in poi il lavoro non è più far crescere la lista: è alzare il margine per soggiorno, che nella formula moltiplica tutto il resto.
Cosa fare lunedì mattina#
- Esporta l’anagrafica del gestionale e conta quanti record hanno un indirizzo di posta valido, quanti hanno un consenso commerciale con data e origine, e quanti hanno entrambi. L’ultimo numero è la tua base vera.
- Esegui una deduplica sul livello certo, indirizzo normalizzato uguale o documento uguale, e conta quanti record spariscono. È la stima del danno.
- Ricalcola il tasso di ritorno prima e dopo la deduplica: la differenza fra i due numeri è quanto ti stavi sottovalutando.
- Calcola il margine di contribuzione per soggiorno con i tuoi costi variabili veri, non con la tariffa media.
- Applica la formula del valore con un tasso di ritorno decrescente, non costante, e scrivi il numero su un foglio che rivedi a fine anno.
- Scrivi la frase esatta con cui al banco si chiede il consenso commerciale, falla provare a tutti i turni e misura per un mese quanti check-in producono un consenso.
- Metti in coda di verifica manuale, una volta al mese, le fusioni probabili: cognome più data di nascita, cognome più telefono. Mezz’ora al mese basta.
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