Customer lifetime value

CLV · Valore del cliente nel tempo · CLTV

Il margine complessivo che un ospite genera nell'intera relazione con l'albergo, al netto di quanto è costato acquisirlo. Trasforma il giudizio su una prenotazione singola in un giudizio sul cliente.

CLV=Ms×ns-CAC
CLV = M_s × n_s - CAC
CLVvalore del cliente nel tempo, in euroMsmargine di contribuzione medio per soggiorno, in euronsnumero atteso di soggiorni nell'arco della relazioneCACcosto di acquisizione del cliente, in euro
Il valore di un cliente è il margine di un soggiorno moltiplicato per quanti soggiorni ci si aspetta da lui: finché il numero di ritorni non si misura, il CLV resta un desiderio.

Che cos’è

Il costo di acquisizione dice quanto è costato portare a casa questa prenotazione. Il valore del cliente nel tempo risponde a un’altra domanda: quanto vale questa persona da qui in avanti. Con il primo criterio una prenotazione che costa il 22% di commissione è cara; con il secondo, se quell’ospite tornerà tre volte prenotando dal tuo sito, quel 22% pagato una volta sola rende più di quasi ogni altra spesa.

Il CLV giustifica una decisione altrimenti indifendibile: accettare oggi una tariffa più bassa, o un canale più costoso, perché quell’ospite ha un’alta probabilità di tornare. E smonta la decisione opposta, quando si spende in fidelizzazione su ospiti che non torneranno mai.

La differenza con il commercio elettronico è sostanziale. Un negozio online vende dieci volte l’anno alla stessa persona, la riconosce da un account e ha lo storico completo. Un albergo vende alla stessa persona poche volte, spesso una sola, e con intervalli fra un soggiorno e l’altro che si misurano in mesi o in anni: il tasso di ritorno va calcolato sulla propria anagrafica, perché cambia radicalmente fra una struttura urbana e un resort stagionale. Per stimare un CLV servono cinque o sei anni di dati puliti, che quasi nessuno ha.

Come si calcola

Il margine per soggiorno non è l’ADR: è il ricavo totale dell’ospite, camera più extra, meno il costo variabile per camera occupata e i costi di canale. I soggiorni attesi si ricavano dalla frequenza storica del segmento per la durata media della relazione. Il costo di acquisizione si sottrae una volta sola, se i ritorni arrivano da un canale che non lo fa ripagare.

Ed è qui che il conto alberghiero si complica. Chi torna spesso riprenota dallo stesso portale da cui è arrivato la prima volta, perché lì ha storico, carta salvata e punti: se succede, il costo di acquisizione si paga a ogni soggiorno e il CLV crolla. La seconda difficoltà è il riconoscimento: lo stesso ospite arriva con recapiti mascherati dal portale, nomi scritti in modo diverso, a volte prenotato da un’agenzia. Senza normalizzare l’anagrafica del PMS, una persona sola compare come tre clienti nuovi.

Hotel business 115 camere a Bologna, cliente corporate individuale

ADR medio del cliente
128,00 EUR
notti per soggiorno
1,8
ricavo accessorio per soggiorno
26,00 EUR
costo variabile per camera occupata
21,00 EUR
soggiorni attesi per anno
3,2
durata media della relazione
2,5 anni
costo di acquisizione del primo soggiorno
42,00 EUR
quota di soggiorni successivi ancora intermediati
40%
costo di canale sui soggiorni intermediati
3,2 x 42,00 = 134,00 EUR
ricavo per soggiorno
256,40 EUR
margine per soggiorno primo anno
218,60 EUR
soggiorni attesi totali
8
CLV
8 x 218,60 – 42,00 – 134,00 = 1.572,80 EUR

Come si usa

Il CLV va calcolato per gruppo omogeneo, mai per singolo ospite. I gruppi utili in un albergo italiano sono pochi: corporate individuale della zona, leisure di prossimità che torna nel fine settimana, leisure internazionale di passaggio, gruppi e comitive. Il primo ha un CLV alto, l’ultimo quasi sempre più basso di quanto si creda.

Da fare lunedì: prendi le anagrafiche degli ultimi tre anni, normalizza nome e recapito e conta quanti ospiti compaiono più di una volta e con quale intervallo. Il tasso di ritorno che ne esce è il primo numero vero che hai. Se è sotto il 12% su un albergo di città, la conclusione operativa non è comprare un programma fedeltà: è verificare se stai perdendo i ritorni perché tornano dal portale invece che da te.

L'errore tipico: applicare un CLV medio a una clientela che non torna

È l’errore delle destinazioni di passaggio. Un albergo a Venezia o a Firenze calcola un valore del cliente nel tempo usando la frequenza media del settore, conclude che può permettersi di spendere ottanta euro per acquisire un ospite e finisce per pagare quella cifra a chi visiterà la città una volta nella vita. In quelle destinazioni la quota di clientela veramente ripetitiva è minima, e va misurata sulla propria anagrafica prima di costruirci sopra un budget di marketing. Il CLV non è un valore di settore da prendere in prestito: o esce dai tuoi dati, o non esiste.

Da non confondere con

Non è il ricavo storico del cliente. Quello è un consuntivo di quanto ha speso; il CLV è una stima di quanto spenderà, e vive o muore sulla qualità di quella previsione. Un ospite che ha speso ventimila euro in cinque anni e ha appena cambiato città vale, da oggi, zero.

E non è il valore di un conto corporate. Lì il cliente è l’azienda, il singolo viaggiatore cambia, e la fedeltà appartiene al contratto, non alla persona. Confondere i due livelli porta a fidelizzare individui che domani lavoreranno altrove.

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