Purpose of stay

Motivo del soggiorno

La ragione per cui l'ospite viaggia: lavoro, vacanza, evento, cura, studio, trasferimento. È il criterio più antico di classificazione della domanda e quello meno affidabile, perché va dichiarato e quasi nessuno lo registra bene.

Che cos’è

Il motivo del soggiorno è la prima domanda che viene in mente quando si prova a classificare la domanda alberghiera, ed è anche quella che nella pratica funziona peggio. Non perché sia poco interessante, ma perché non si può osservare: si può solo chiedere, e chi risponde non ha alcun motivo di essere preciso.

Il revenue management lo usa quindi come informazione derivata, non come base della segmentazione. Chi paga con carta aziendale e prenota il martedì per due notti viaggia per lavoro con altissima probabilità; chi prenota una camera matrimoniale con vista per un sabato di maggio a novanta giorni viaggia per piacere. Il comportamento rivela il motivo meglio della dichiarazione, ed è per questo che si segmenta sul comportamento.

Resta però un dato che vale la pena raccogliere per due usi precisi. Il primo è la ristorazione e i servizi: chi viaggia per cura ha esigenze diverse da chi viene per un matrimonio, e chi arriva per un evento sportivo mangia a orari che il ristorante deve conoscere. Il secondo è la scoperta di nicchie: un albergo vicino a un ospedale può accorgersi che il 14% dei suoi soggiorni è legato a cure, e costruirci sopra una proposta dedicata che nessun concorrente ha.

Come si usa

Il motivo si raccoglie in due punti, e uno solo dei due dà dati utilizzabili. Il campo facoltativo nel motore di prenotazione viene compilato di rado e male. La domanda fatta al check-in dal ricevimento, invece, ha un tasso di risposta alto se è una sola, formulata come cortesia e registrata subito in un campo chiuso a poche voci.

Le voci devono essere poche, cinque o sei, e stabili: lavoro, vacanza, evento o congresso, visita a familiari, cura, altro. Un elenco lungo produce compilazioni casuali. Il campo va reso obbligatorio solo se qualcuno lo userà davvero, altrimenti si ottiene la prima voce dell’elenco su tutti i soggiorni.

Sei mesi di rilevazione al check-in, 3 stelle da 70 camere vicino a un ospedale

soggiorni registrati
5.240
lavoro
41%
vacanza
22%
cura o assistenza a un familiare
19%
evento o congresso
11%
altro o non dichiarato
7%
durata media dei soggiorni per cura
4,8 notti
tasso di ritorno dei soggiorni per cura
38%
nicchia identificata per una tariffa dedicata a soggiorni lunghi

Come si legge

Il motivo serve a spiegare, non a decidere. Da fare lunedì: se la rilevazione esiste, incrocia il motivo con la durata media e con il tasso di ritorno. Le combinazioni con durata alta e ritorno alto sono quelle su cui costruire un prodotto dedicato, perché sono domanda ricorrente che nessuno sta servendo bene.

L'errore tipico: segmentare il PMS sul motivo dichiarato

Alcune strutture italiane usano ancora il campo motivo del soggiorno come segmento di mercato. Il risultato è che i report cambiano in base a chi era al banco quella sera, e la serie storica diventa inutilizzabile per il forecast. Il segmento va derivato dal codice tariffa, che è un dato oggettivo e non negoziabile; il motivo si tiene in un campo separato, come informazione di servizio.

Da non confondere con

Il motivo del soggiorno non è il segmento. Un viaggiatore di lavoro che compra la tariffa non rimborsabile sul sito per una notte di sabato va gestito come leisure, perché è così che si comporta. La segmentazione serve a decidere che cosa vendere e a quale prezzo, e per farlo servono comportamenti osservabili, non intenzioni raccontate.

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